Il Tirreno

Grosseto

accolto il ricorso di due insegnanti 

Diritto alla carriera anche da precari Il Tar: «Eseguite quella sentenza»

– P. S.

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Grosseto. La questione riguarda, nel particolare, un’insegnante follonichese e un suo collega, docenti a Livorno. Ma, più in generale, il problema è comune a tanti insegnanti e amministrazioni scolastiche. Perché il giudice del lavoro ha dato ragione ai professori riconoscendo il diritto a una corretta ricostruzione della carriera ma finora nulla è avvenuto. Adesso è intervenuto il Tar, che ha accolto il cosiddetto “ricorso per ottemperanza” e ha ordinato al ministero per l’Istruzione di dare seguito alla sentenza del giudice del lavoro entro un mese: in caso contrario, sarà nominato un commissario ad acta.

La decisione è della prima sezione del Tar Toscana, cui i due docenti si erano rivolti attraverso lo studio legale Mensi. La sentenza del giudice del lavoro risaliva al luglio 2018: gli insegnanti a tempo determinato si erano visti riconoscere il diritto alla progressione professionale ed economica prevista per quelli a tempo indeterminato secondo le disposizioni normative e contrattuali previste per il personale di ruolo. Il giudice del lavoro di Livorno aveva dato anche indicazioni su decorrenza (dal primo contratto a tempo determinato) e quantità (in misura proporzionale a ciascun anno di servizio effettivo) tenuto conto degli scatti. Il ministero era stato condannato a pagare le differenze contributive. All’insegnante follonichese era stato riconosciuto anche un risarcimento per illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato.

Passata in giudicato, la sentenza non era stata però eseguita. E così i due insegnanti si erano rivolti al Tar. I giudici fiorentini hanno accolto (in videoconferenza) il ricorso: le somme sono state notificate al ministero già dall’agosto 2018, gli obblighi sono chiari. Il Tar ha già previsto, nel caso in cui questo ordine non venga eseguito entro trenta giorni, che il prefetto di Livorno nomini un commissario ad acta, il quale avrà due mesi per dare seguito agli adempimenti. E per ogni giorno di ritardo, ci saranno 10 euro di penalità di mora. Intanto, il ministero è stato condannato a pagare 2mila euro ai ricorrenti.

La sentenza è stata commentata favorevolmente da Fabio Severi, referente territoriale per Uil Scuola: «Per anni l’amministrazione è rimasta inerte, non ha provveduto a un nuovo decreto che rettificasse la ricostruzione di carriera impugnata, dal momento che teneva conto soltanto parzialmente del servizio pre-ruolo. I dipendenti hanno atteso invano che venisse aggiornata la propria posizione stipendiale. Adesso invece finalmente c’è un ordine del Tar, molto importante, che consentirà di superare l’empasse creatosi in numerose segreterie amministrative nell’esecuzione dei provvedimenti». – P. S.

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