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Omicidio nel bosco Di nuovo respinto il giudizio abbreviato
gavorrano. Il reato di omicidio può prevedere la pena dell’ergastolo: per questo motivo la Corte di assise presieduta dal giudice Adolfo Di Zenzo (a latere Laura Previti) ha respinto la richiesta, già avanzata davanti al gup, di rito abbreviato per Mirko Meozzi di Scarlino e Sonia Santi di Suvereto, accusati di aver sparato a due spacciatori la notte dell’11 agosto 2019 in un bivacco allestito nei boschi di Filare, vicino Gavorrano, uccidendone uno e ferendo l’altro.
Il procedimento seguirà dunque il rito ordinario e giudici togati e giudici popolari hanno già fissato le prime quattro udienze, due a marzo e altrettante ad aprile, durante le quali sarà affidato l’incarico per la perizia delle intercettazioni e ascoltati i primi testi del pubblico ministero Anna Pensabene. L’obiettivo è quello di continuare con questo ritmo anche per maggio e giugno, cercando di serrare i tempi.
Inizia così il processo che cercherà di ricostruire in aula quel è accaduto quella notte, quando i due, Meozzi e Santi, arrivarono nei boschi gavorranesi avendo con sé solo 20 euro e una pistola, regolarmente intestata alla donna: secondo quanto ipotizzato dall’accusa, gli imputati andarono al bivacco con l’idea di rapinare i due spacciatori della cocaina, ma il piano finì nel sangue, in quanto Meozzi – secondo gli investigatori – sparò dei colpi, uccidendo Bouazza Jarmouni e ferendo Rahaal El Jamouni. Quest’ultimo si è costituito parte civile, assistito da Valentina Abu Awwad. Ieri erano presenti sia Meozzi, difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, sia Santi, difesa da Loredana Giuggioli. —
Alfredo Faetti
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