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La disperazione di una madre «O mangio o pago l’affitto»
GROSSETO. Ogni giorno l’ufficio del Sunia, il sindacato degli inquilini e degli assegnatari che a Grosseto ha sede in via Manetti, riceve una fila di persone anche disperate, che hanno bisogno d’aiuto.
Chiedono informazioni, cercano sostegno su come fare a tirare avanti perché non ce la fanno. Il Covid ha piegate ancora di più queste famiglie. Risale a ieri mattina il caso di una signora grossetana di 40 anni che si è presentata lì in ufficio.
Non ha marito, vive in casa con un figlio disabile. La situazione è difficile. Ha percepito sì un contributo affitti ordinario, ma la misura non è stata sufficiente per coprire le mensilità. Da 3 mesi a questa parte la signora non riesce a pagare l’affitto al proprietario e non sa come fare. È uno di quei casi per i quali, purtroppo, è probabile che partirà una nuova procedura di sfratto. «Non riesco a pagare, non so più come fare – ha detto lei disperata allo sportello – Purtroppo, o do da mangiare a mio figlio o pago l’affitto». Senza contare le spese condominiali, le bollette.
Un’idea potrebbe essere (ed è una strada che spesso viene calcata) quella di chiedere al proprietario di attingere al deposito cauzionale, versato quando è stato attivato il contratto d’affitto. Certo che è una misura tampone. «Può attingere a quello intanto?», è la richiesta che i locatori si sentono rivolgere sempre più spesso. La richiesta di prelevare dal deposito è una strada d’emergenza invocata più volte, dagli inquilini che si sono visti alle strette. «Ed è purtroppo un segnale; un primo passo – spiega Terribile – che prelude all’impossibilità di pagare del tutto da lì in poi».
Come la signora, ogni giorno tante persone chiedono aiuto. «La maggior parte sono donne sole con figli, separate, che non ce la fanno; che hanno uno stipendio inadeguato a coprire i bisogni», persino quelli di un tetto. —
El. G.
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