Il Tirreno

Grosseto

MANCIANO

Un nuovo formaggio e logo rinnovato per i primi 60 anni del Caseificio sociale

Un nuovo formaggio e logo rinnovato per i primi 60 anni del Caseificio sociale

Un’eccellenza della produzione mancianese, con 220 allevatori, 60mila pecore e 8 milioni di litri di latte prodotti 

3 MINUTI DI LETTURA





MANCIANO. Il Caseificio sociale Manciano compie 60 anni e festeggia rinnovando il logo e mettendo in produzione un nuovo formaggio.

Due novità che rafforzano il legame del Caseificio con il territorio. L’immagine che d’ora in poi identificherà la cooperativa è un vero e proprio omaggio a Manciano: spicca la Rocca Aldobrandesca risalente al XII secolo che domina la Maremma. La storia e la tradizione locale rivivono anche nel nuovo formaggio, che ha un nome che rievoca il modo di dire con cui si identificava il paese, “Manciano dalla bella insegna” prodotto senza lattosio, ottenuto da latte di pecora proveniente solo dai pascoli del territorio.

Il nuovo logo e il nuovo prodotto sono stati presentati nella sala consiliare del Comune in un incontro organizzato nel rispetto delle norme anti Covid-19 alla presenza, fra gli altri, del sindaco, Mirco Morini, e del presidente del Caseificio sociale Manciano, Carlo Santarelli. Insieme a loro anche l’assessora al turismo, Valeria Bruni, e il consigliere comunale con delega a commercio e agricoltura, Andrea Caccialupi.

La storia del Caseificio inizia nel 1961 su iniziativa di 21 allevatori della zona. Oggi di allevatori ne conta 220 che ogni giorno mungono oltre 60mila pecore per un totale annuo di circa 8 milioni di litri di latte ovino in arrivo da Manciano e da 10 Comuni vicini. Una struttura che produce ogni anno circa 370 mila forme di pecorino Toscano Dop, pari al 70 per cento della produzione complessiva del Caseificio. A questo si unisce una costante attenzione per investimenti in ricerca e innovazione che consentano un continuo miglioramento del latte ovino puntando su benessere animale e sostenibilità ambientale.

Il Caseificio Sociale Manciano è stato anche tra i fondatori del Consorzio tutela Pecorino Toscano, nel 1985, ed è stato uno dei maggiori sostenitori del percorso che ha portato questo formaggio a raggiungere la certificazione di qualità nel 1996. Oggi circa un terzo del pecorino toscano Dop presente sul mercato è prodotto dal Caseificio Sociale Manciano.

«Con i 60 anni di attività del Caseificio – commenta Santarelli – celebriamo una tradizione legata alla lavorazione casearia che si è rinnovata dal 1961 a oggi e che guarda ancora al futuro con nuovi obiettivi, senza perdere mai di vista il legame imprescindibile con la Toscana, la Maremma e, in particolare, Manciano. Dal 1961 a oggi la nostra cooperativa ha sempre saputo portare avanti e valorizzare il lavoro dei soci con spirito di rinnovamento e attenzione alla qualità, per offrire ai consumatori una produzione al passo con i tempi e con le esigenze dei diversi mercati di riferimento. I nostri punti di forza sono sempre stati il legame con il territorio di produzione e i continui investimenti in ricerca e innovazione attraverso progetti e collaborazioni con le Università di Pisa e Firenze e la Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa. I 60 anni non saranno un punto di arrivo, ma soltanto una nuova tappa della nostra storia e della tradizione casearia e di continuo rinnovamento che ci contraddistingue».

«Il Caseificio – spiega Morini – rappresenta da sempre l’eccellenza gastronomica del nostro comune a livelli internazionali. Grazie all’impegno, alla dedizione e alla passione di chi ci lavora e degli oltre 200 soci allevatori che ne fanno parte, la cooperativa è diventata in questi 60 anni punto di riferimento sia del nostro territorio sia della cultura gastronomica italiana. Ma non solo. Il Caseificio ha raggiunto altissimi livelli anche per il continuo investimento in ricerca e innovazione, creando così un prodotto perfetto. Questa rinomata cooperativa è di vitale importanza per il nostro territorio sia dal punto di vista economico per i profitti che genera sia dal punto di vista dell’occupazione, visto che dà lavoro a molte famiglie della zona. Da non dimenticare il sistema semi intensivo che caratterizza i pascoli. Il prato-pascolo contribuisce a mantenere i nostri campi rigenerati, rinvigoriti e meravigliosi, così come li vediamo: quel colpo d’occhio unico della nostra Maremma, che tutti ammirano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web