Il Tirreno

Grosseto

la polemica 

Il comitato tira dritto «Attaccati dai sindacati, noi capro espiatorio»

L.S.

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CAMPAGNATICo. Sul tema gessi rossi il comitato Val di Farma risponde a Cgil, Cisl e Uil.

«Magari i comitati avessero il potere di pesare nelle decisioni sulla salvaguardia ambientale. La decisione – dice il comitato – slitta perché gli enti preposti hanno ritenuto opportuno indagare a fondo, ritenendo valide le preoccupazioni dei cittadini. Forse i sindacati si sfogano con i comitati perché non possono accusare la Soprintendenza che ha espresso parere negativo sul progetto o l’Arpat o l’Autorità di bacino che hanno sottolineato inesattezze e richiesto ulteriori analisi?».

Secondo il comitato i sindacati attaccano sull’unico capro espiatorio possibile: «Con superficialità o incompetenza, senza arrivare a parlare di mala fede, Cgil, Cisl e Uil affermano che il gesso rosso non è inquinante, quando è dimostrato e definito dalla normativa che diventa pericoloso se in contatto con l’acqua. Sostengono che viene utilizzato da sempre come ammendante, quando è storia scritta che non è stato ritenuto idoneo allo scopo. E ci verrebbe quasi da ridere leggendo che “secondo le organizzazioni sindacali, le acque presenti nel lago dell’Incrociata sono essenzialmente piovane”: forse sfugge loro che in un procedimento autorizzativo formale non contano le opinioni, ma i dati e che “essenzialmente” vuol dire che “non lo è del tutto”».

Sulla salvaguardia dei posti di lavoro, il comitato è d’accordo coi sindacati, «ma non certo al prezzo della salute – aggiunge – senza ricorrere al solito ricatto occupazionale, con numeri snocciolati per impressionare, ma senza una seria analisi a lungo termine. I sindacati hanno il compito di tutelare l’occupazione e i lavoratori, ma non piegandosi alle volontà della multinazionale di turno. Piuttosto, con un po’ di lungimiranza, facendo pressione sull’azienda perché passi a una produzione più sostenibile. Del resto, quei sindacati che tuonano contro i comitati dovrebbero analizzare la situazione più generale e organizzare una strategia per affrontare l’eventualità che il biossido di titanio venga dichiarato definitivamente cancerogeno. Se così fosse bisognerebbe sospenderne la produzione. A chi daranno la colpa in quel caso? Riteniamo che i dirigenti sindacali, prima di esprimere pubblicamente “pareri”, o meglio “opinioni personali”, debbano documentarsi e studiare la mole di documentazione prodotta nel procedimento autorizzativo». — L.S.

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