Questione ungulati gli agricoltori di Cia si appellano al ministro
grosseto. Cia Grosseto con Cia Agricoltori italiani si appella al neoministro dell’ambiente Roberto Cingolani.
La scelta di uno scienziato dal profilo così alto è di buon auspicio – secondo l’associazione – per un approccio pragmatico a sciogliere uno dei grandi nodi dell’agricoltura italiana: «Il proliferare indiscriminato degli ungulati».
Cia è pronta a collaborare col nuovo ministro «per arrivare al più presto a nuovi strumenti di gestione della fauna selvatica». E mette anche a disposizione la sua proposta di revisione della legge 157/1992 «che è insufficiente a regolare un fenomeno ormai fuori controllo».
I danni, secondo Cia, «sono sempre maggiori per le aziende agricole, ma sono in costante in aumento anche i rischi per l’incolumità dei cittadini, non solo nelle aree rurali. È, infatti, sempre più alta la frequenza di incidenti provocati da cinghiali e animali selvatici. A tutto ciò si aggiunge – nota ancora Cia – il rischio peste suina, che in Asia ha già compromesso un terzo della produzione cinese di carni suine, creando tensioni sui prezzi con effetti negativi per tutte le nostre aziende zootecniche, che rischierebbero il tracollo nella malaugurata ipotesi di focolai anche in Italia.
«Chiediamo al ministro – dice il presidente provinciale Claudio Capecchi – di trovare con urgenza una soluzione alla questione predatori che ha contribuito a mettere in ginocchio la pastorizia locale. La nostra Provincia – ricorda – ha un importante patrimonio ovicaprino oggi fortemente a rischio a causa dei continui attacchi. I pastori hanno fatto enormi sacrifici ma oggi sono allo stremo, l’elevato numero di predatori e i costi sostenuti per mettere in sicurezza le greggi, con strumenti che è stato dimostrato non sono mai pienamente risolutivi, rischiano di portare alla chiusura delle aziende e all’abbandono dell’allevamento sostenibile ed estensivo che è tipico di questa zona».
«Tra l’altro – prosegue Capecchi – è proprio la nuova politica agricola comune (Pac) che invita gli allevatori a optare per un metodo di allevamento sostenibile e estensivo che assicuri benessere animale, bontà degli alimenti e tutela dell’ambiente. Non risolvere questo annoso problema significherebbe – conclude Capecchi – voltare le spalle a un malato, la pastorizia, che è già a uno stato terminale». —
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