Il Tirreno

Grosseto

uno studio di confcommercio 

Attività di impresa: è crisi Ne sono nate il 22% in meno

Alfredo Faetti
Attività di impresa: è crisi Ne sono nate il 22% in meno

La nostra provincia è sopra la media regionale nella comparazione 2019-2020 Palmieri: «Il Covid ha peggiorato una situazione grave da molto tempo» 

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Alfredo Faetti

grosseto. Ci sono giovani attività che stanno agonizzando in Maremma, mentre molte altre non sono riuscite neanche a vedere la luce.

Il dato arriva dallo studio pubblicato dalla Confcommercio Toscana sull’andamento del terziario regionale a un anno dall’inizio della pandemia, che nel dettaglio provinciale offre uno spunto significativo per quel che riguarda il Grossetano. Qua infatti nel corso del 2020 sono nate il 22 per cento di aziende in meno rispetto al 2019. Percentuale che supera anche quella regionale. Ma parlando di commercio, prendendo in prestito un’espressione sanitaria, il Covid in Maremma ha agito in un quadro clinico già compromesso. Mancanza di esperienza, formazione e scarsa digitalizzazione.

Sono questi i veri mali delle nuove attività del territorio secondo la presidente provinciale di Confcommercio Carla Palmieri. E non da oggi. «Sono anni che denunciamo questi temi legate alle nuove imprese – dice – Il Covid ha certamente peggiorato la situazione, ma il problema era già men marcato. Da tempo ormai la nostra provincia, dopo quella di Massa Carrara, si mostra come la più povera in Toscana e con il minor potere d’acquisto. Questo comporta l’assenza di posti di lavoro. La stessa Camera di Commercio parla di circa mille posti persi ogni anno. Così la gente, specialmente i giovani, cercano di aprire una loro attività».

In questo contesto offerto da Palmieri vanno inseriti i dati emersi dall’ultima indagine semestrale condotta da Format Research per conto di Confcommercio Toscana. «Qualcuno sta vivendo una lunga agonia: si regge in piedi tra ristori statali, proprie risorse e prestiti in banca», spiega la presidente regionale Anna Lapini. I vertici regionali dell’associazione parlando di “aziende zombie”, tenute in vita solo dall’assistenzialismo messo in campo per far fronte alla pandemia. Fenomeno che sta avvenendo anche nel terziario maremmano, sebbene il numero dei contagi sia inferiore rispetto a tutte le altre province toscane.

«Ma qua c’è scarsa antropizzazione, i contagi vanno rapportati – commenta Palmieri – I casi saranno stati pochi, ma le ripercussioni economiche sono state devastanti». In particolar modo nel turismo, seguito dal commercio. Lo conferma l’indagine semestrale appena pubblicata, in cui la gran parte degli intervistato prevede che la situazione occupazione in provincia andrà a peggiorare entro l’inizio dell’estate, cavalcando il pessimismo partito già a giugno 2020. In Maremma, sulle circa 13mila aziende di settore presenti, ne sono state prese a campione 44. Qui si riallaccia la lettura di Palmieri, perché quei giovani che non trovando lavoro decidono di aprire la partita Iva, presto o tardi devono fare i conti con i mali cronici del territorio. «L’assenza di esperienza e formazione, sia generale che specifica, si fanno sentire ben presto – dice la presidente provinciale – Manca poi la digitalizzazione: le attività avanzate su questo fronte riescono in qualche modo a offrire il servizio, o comunque ad andare avanti. Le altre invece no».

In un contesto di “zombie”, viene a mancare il coraggio di avventurarsi in nuove esperienze. Questo è il dato particolarmente rilevante per il Grossetano, dove il report di Format Research registra una forte sfiducia verso il futuro. Lettura che trova conferma nel confronto dell’ultimo biennio, che nel 2020 ha visto un calo del 22 per cento nella nascita di nuove imprese rispetto al 2019. Ma se il Covid ha portato nuovo pessimismo, il problema, secondo la Confcommercio provinciale, era purtroppo già presente da tempo. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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