Il Tirreno

Grosseto

dopo l’attacco delle consigliere 

Caso Ciaramella, consiglio provinciale a porte chiuse

Gabriele Baldanzi
Caso Ciaramella, consiglio provinciale a porte chiuse

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GROSSETO. «Questo attacco, da parte di membri autorevoli di un’istituzione come la Commissione Pari opportunità, con cui ho lavorato seriamente per anni, mi lascia attonita, stupita. Alla fine ciò che conta sono i fatti e i risultati della mia attività. Ma forse il problema alla base di una iniziativa sbagliata nella forma e nella sostanza è proprio questo... Io continuerò comunque a lavorare nell’interesse delle donne e delle istituzioni di cui faccio parte, con il consueto impegno e dedizione».

Olga Ciaramella affida a una brevissima comunicazione dell’ufficio stampa della Provincia la replica al documento di cinque pagine – con firme di consigliere di tutti gli orientamenti politici – in cui si denuncia l’impossibilità nel continuare a lavorare con lei. Il documento era stato inviato giovedì al presidente della Provincia di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e ai dieci consiglieri provinciali. E ieri, nel corso del consiglio provinciale, il presidente ne ha parlato in aula, sottolineando il rammarico per aver letto sul Tirreno i contenuti della “denuncia” .

Sul caso Ciaramella sono intervenuti anche i consiglieri Rinaldo Carlicchi e Francesco Limatola, chiedendo di essere presenti all’audizione delle consigliere. Vivarelli Colonna, in questo d’accordo con la minoranza, ha stabilito di convocare al più presto un consiglio provinciale. Sarà a porte chiuse.

Martedì 23 febbraio, invece, il presidente incontrerà le sei firmatarie per raccoglierne le pesanti lamentele e tentare una ricucitura, un chiarimento. Le firme in calce al documento sono sei. C’è quella della presidente, l’avvocato Cinzia Gravina, della ex presidente Lucia Morucci e di Giovanna Casolaro, di Maria Falchi e Silvia Muratori. Gli episodi a cui fanno riferimento le consigliere sono molteplici. La Ciaramella è accusata di ingerenze continue nei lavori del gruppo, di aver tolto autonomia e imparzialità alla commissione. Azioni diventate nel tempo tante e tali da rendere quasi impossibile il lavoro della commissione stessa. Nello specifico le si contesta il ruolo della dottoressa Valeria, la gestione della chat Whats’app, le pubblicazioni sulla pagina Facebook di contenuti non concordati, l’utilizzo della stessa pagina per promuovere la sua campagna elettorale, lo sgambetto tentato a suo tempo all’ex presidente Lucia Morucci per farla dimettere, la continua richiesta di modificare i verbali delle riunioni, l’utilizzo ritenuto improprio della carta intestata della Provincia e altro ancora.

Sempre nella missiva inviata a Vivarelli Colonna e ai consiglieri si cita una delibera del gennaio 2017 sulla distribuzione delle deleghe da parte del presidente della Provincia, in cui non si riconoscono ai consiglieri delegati i poteri che invece si attribuisce la Ciaramella. Da qui i dubbi su un siffatto agire (in pratica, da assessore) e l’impegno affinché certi comportamenti non si verifichino più in futuro, «perché sarebbe la sconfitta del concetto di parità e di pari opportunità». —

Gabriele Baldanzi

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