Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

Nuovo stop agli impianti: «Così siamo morti»

Francesca Ferri

Papi (Isa): «È la terza volta che spendiamo soldi per sistemare le piste e ci fermano, mentre la gente continua a venire» 

3 MINUTI DI LETTURA





Francesca Ferri

CASTEL DEL PIANO. È gelo sull’Amiata in questi giorni, e non solo per le temperature siberiane. Il dietrofront del ministro della Salute Roberto Speranza sulla riapertura degli impianti di risalita, attesa per ieri e cancellata domenica dopo l’ultimatum del Comitato tecnico scientifico, getta nello sconforto gli operatori della montagna. E provoca nuovi danni economici.

«Praticamente siamo “morti”», dice lapidario Stefano Papi, proprietario di Isa Impianti, gli impianti di risalita del monte Amiata. «È la terza volta che spendiamo soldi per sistemare le piste, batterle, pulirle, mettere le reti per evitare assembramenti. Non è come aprire un ristorante: qui sono dieci, 15 giorni di lavoro. Per accendere l’innevamento una notte sono 10mila euro tra corrente, personale. Più ho consumato 2mila litri di gasolio per battere e sistemare le piste, ho preso il personale. Risultato? La sera prima, alle 20, ti dicono che non puoi riaprire».

Isa Impianti ha comunque azionato nella nottata tra domenica e lunedì l’innevamento artificiale prodotto dal nuovo impianto, del valore di 350mila euro (500mila euro di finanziamento regionale totale, compresa Iva e costi di progettazione).

«L’impianto è nuovo e non lo avevamo ancora provato nelle condizioni meteo ottimali. Stanotte (ieri notte per chi legge) c’erano le giuste condizioni di freddo e vento, e così lo abbiamo provato, e abbiamo acceso anche altre macchine. È stata una cosa importantissima farlo: lo avevamo provato a ottobre, ma “a secco”, senza neve. Adesso abbiamo visto che ci sono alcuni problemi con il filtraggio dell’acqua, che dopo tutti questi mesi è meno pulita che a ottobre. Se il 5 marzo ci consentiranno di aprire, abbiamo pronto il rinforzo di neve».

Perché un altro timore è che, più il tempo passa, più sale la probabilità che la neve si assottigli.

Oltre all’amarezza per non aver potuto riaprire c’è però anche un grande senso di frustrazione. Perché, come già dichiarato in precedenti occasioni, Papi continua a chiedersi se davvero la chiusura degli impianti serva ad arginare i contagi.

«La gente continua a venire in montagna – dice Papi – e negli spazi pubblici non c’è alcun controllo. Nelle aree di nostra competenza abbiamo predisposto le reti per dividere le persone, abbiamo acquistato tre registratori di cassa per avere file distinte ed evitare assembramenti. E poi vai a vedere fuori e c’è una bolgia infernale. Siamo completamente all’anarchia. Io abito a Roma e dal 4 maggio ogni fine settimana vengo sull’Amiata per lavoro. Non ho mai incontrato un posto di blocco. Mi chiedo: forse qualcuno al ministero vive su Marte e non sulla Terra. Io non ho la presunzione di dire quali sono le strade più giuste da percorrere, ma questa non mi sembra la più giusta. E se la gente non rispetta la legge, forse è anche la legge che non è giusta. Ci ammazzano senza costrutto». Per di più, nessuna certezza di rimborsi da parte del governo. «Nessuno che ti dice: “Ti chiudo, ma ti do un ristoro”». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web