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Noi innamorati della vita: vaccinati nel giorno di San Valentino

Lina Senserini
Noi innamorati della vita: vaccinati nel giorno di San Valentino

Grosseto: al cinema Aurelia Antica le prime mille iniezioni agli insegnanti prenotati: «Farlo è un gesto di responsabilità civica»

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Grosseto. Si è chiusa domenica 14 febbraio, con la somministrazione di 450 dosi di farmaco Astrazeneca, la vaccinazione dei primi 1000 insegnanti che erano riusciti a prenotarsi sul portale regionale. Da martedì 16 febbraio si riparte per la seconda tranche, con altre 1.300 persone, pari alle dosi di vaccino arrivate sabato all’ospedale Misericordia. Ieri erano operativi i centri di Grosseto, Castel del Piano, Follonica e Albinia, ma soprattutto è stata la prima giornata del cinema multisala Aurelia Antica a Grosseto, che in Maremma rappresenta il centro vaccinale “maxi”, quello che a pieno regime può vaccinare 800 persone al giorno, attivando dieci postazioni. E così sarà quando arriverà la fornitura di Astrazeneca in dosi sufficienti a coprire tutta la classe di età e le categorie professionali previste dalla fase 3 del piano vaccinale nazionale.


Domenica 14 febbraio ne sono bastate cinque di postazioni, allestite ai piedi della platea, mentre alcune poltroncine, ricoperte con un telo sanificabile, erano a disposizione dei vaccinati per il quarto d’ora di osservazione.


Ad accogliere i prenotati due operatori socio-sanitari, due medici per il consenso informato e la scheda anamnestica, due infermiere per fare i vaccini e un’amministrativa per la registrazione sul portale. Tutto liscio e senza sbavature, se si esclude qualche minuto in più per i nati nel 1966, “esodati” dal portale regionale per un errore di programmazione e quindi non più presenti in elenco. Per loro la registrazione è stata fatta a mano.
Ma a parte questo minuscolo intoppo indipendente dall’organizzazione, l’aria che si respirava ieri era quella dell’emozione e della convinzione di essere lì a fare la cosa giusta, per sé e per gli altri.

Come ha detto Elena Perrone, 41 anni, insegnante di matematica al Leopoldo di Lorena e madre di una bambina di quattro anni. «Credo di esser stata una delle prime a prenotarmi, alle 18.02 ero già sul portale – dice – con l’urgenza di fare una cosa importantissima per me e per gli altri. Stamani ero emozionata, avverto questa cosa come un dovere e un gesto di responsabilità civica. Mi spiace solo che diversi miei colleghi siano ancora scettici e vorrei che capissero che il vaccino è un’opportunità».


Sulla stessa linea la collega Mariarosa Ionfrida, 33 anni, insegnante di sostegno nello stesso istituto. «Mia madre ha il Parkinson – racconta – e non posso vederla. È stata a lei la prima telefonata che ho fatto, per dirle che oggi mi sarei vaccinata. Per me, poi, che seguo ragazzi con problemi, le occasioni di contatto sono maggiori. Non vedevo l’ora di fare il vaccino. E proprio oggi, San Valentino, per noi che siamo qui è la festa degli innamorati della vita».


Giacomo Spinsanti, biologo, insegna all’Università di Siena. Seduto sulle poltroncine per i 15 minuti di osservazione parla volentieri dell’aspetto scientifico del vaccino: «Farlo è fondamentale, così come continuare anche dopo con il comportamento responsabile e rispettoso delle regole – dice – perché oltre alle opinioni del singolo, ci sono i dati epidemiologici a descrivere la pericolosità di questo virus. E poi, come non considerare il fatto che noi siamo privilegiati ad appartenere alle categorie professionali chiamate a vaccinarsi. Anche se la copertura di Astrazeneca è più bassa rispetto alle altre, evita gravi conseguenze in caso di infezione».


Cristina Alfano, 32 anni, insegnante alla primaria ad Arcille, è convinta anche lei che sia la cosa giusta da fare. Di origine campana, non vede i genitori da un anno. «Ho voglia di normalità e solo il vaccino può portarci fuori dal tunnel – dice – e poi non ne posso più di vedere i bambini con le mascherine. È tutto innaturale, complicato e mai esente da rischi. Spero che si arrivi presto a respirare di nuovo, senza questa cappa di paura che ci schiaccia».

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