Una storia "mondiale": tornano in Maremma per far nascere Valentino
La coppia vive all'estero, il padre è un famoso chef stellato di Roccastrada: «Volevamo farlo nascere maremmano…»
Chef “stellato” nei migliori ristoranti del mondo, Matteo Bartaletti - 37 anni di Roccastrada - vive all’estero ma in queste settimane è tornato in Maremma dai suoi familiari, per far nascere qua il suo primogenito. Lui e la moglie australiana Melissa - alla vigilia della festa degli innamorati - l’hanno chiamato Valentino.
Il bimbo sta bene, è bellissimo. «Volevamo farlo nascere maremmano…», sorride lui dall’ospedale dove stringe tra le braccia – raggiante - la consorte sposata un anno fa.
Nato nel 1984 a Roccastrada, Matteo è oggi un “executive head chef” e lavora a Ibiza in un famoso hotel. Ha un curriculum eccezionale, costruito con tenacia e umiltà nel corso degli anni, a partire dalle mansioni più semplici. Da ragazzo ha frequentato il Commerciale, ma già all’epoca covava il sacro fuoco dei fornelli. «Il cibo è sempre stata la mia passione - dice - L’altro ingrediente è stata la curiosità per il mondo». Sono stati i viaggi a spalancargli gli orizzonti. In giro per il mondo Matteo ha fatto esperienze e conosciuto l’amore della sua vita.
È partito tutto dopo le superiori, quando ha frequentato un corso a Roma. I primi passi nel mondo della ristorazione sono stati in via Veneto. Da lì è partita una gavetta lunghissima tra la capitale, Firenze e Milano. «Mi sono fatto le ossa, all’epoca mi pagavano poco», ricorda lui, che poi è andato a Londra ad abitare «in un ostello». La sistemazione era precaria ma la voglia di imparare tanta e così, poco più che ventenne, Bartaletti è stato assunto da Harrods. Nel celebre magazzino di Bromptons Road è diventato responsabile del ristorante toscano dei Frescobaldi, da lui stesso inaugurato. Da lì in poi è stato un cammino in progressione perpetua, condito da un carattere aperto e un sorriso speciale. Dopo Londra ecco schiudersi i confini dell’Australia. Sydney, Melbourne.
Nell’isola di Hamilton island la sua traiettoria ha incrociato quella di Melissa Bugeja, classe 1987, nata nelle Filippine e cresciuta nel continente tra Pacifico e Indiano fin da quando aveva 3 anni. Lui cuoco in un ristorante italiano, lei idem. È scoccata la scintilla. I due non si sono più lasciati, anzi sono diventati “una sola entità” viaggiando in lungo e in largo per il mondo, sempre insieme sia per lavoro che come turisti. Dopo l’Australia la coppia è andata a vivere a Dubai. Matteo è stato assunto al ristorante club di Roberto Cavalli, poi all’hotel The H e infine al Burj Al Arab, celebre hotel extra lusso di Dubai a forma di vela, uno dei più importanti del mondo. Da tre anni è responsabile dell’hotel Spk di Ibiza che vanta 30 ristoranti nel globo. L’anno scorso la compagnia l’ha inviato in America.
«Melissa – racconta – mi ha seguito ovunque». Lei, che lavora nella ristorazione di lusso, negli yacht privati ed è insegnante di yoga, ha sempre condiviso con lui ogni esperienza, in simbiosi e con naturalezza. Sono due anime gemelle. «Entrambi curiosi, abbiamo voglia di scoprire cose nuove, amiamo tutti e due la cucina e viaggiare - dice Matteo - Quando non viaggiamo ne sentiamo la mancanza. Io ho scoperto questa vocazione in Australia, che mi ha aperto la mente: è un mondo perfetto per spalancare gli orizzonti dei giovani viaggiatori».
Dopo aver vissuto là, i due sono volati 4 mesi in Asia come turisti. Hanno visitato Filippine e Vietnam, poi il Sudamerica. Viaggi lunghi due mesi almeno. Adesso Matteo lavora alle Baleari ma il ristorante al momento è chiuso. La compagnia, che ha sede anche a Dubai, gli ha offerto in questo periodo di andare al lavoro negli Emirati, ma lui ha declinato e deciso di prendersi un periodo per far nascere il bimbo in Maremma dove mantiene radici ben salde. Perché (confessa) è sì felice della sua vita ma la famiglia che vive a Roccastrada gli manca.
A settembre Melissa e Matteo hanno avuto il Covid. Hanno avuto paura, lei aspettava un bambino. Adesso sono guariti e si godono il primogenito, nato pochi giorni fa. L’hanno chiamato Valentino come il patrono degli innamorati, «nome che ci evoca energia e positività». Il bimbo sta bene e «quando sarà finito il Covid – racconta lo chef – vogliamo portarlo in giro con noi, a spasso per il mondo». —
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