Ore d’ansia per Valerio Massimo Manfredi
Lo scrittore è ricoverato all’ospedale Misericordia dopo essere rimasto intossicato da monossido di carbonio
GROSSETO. Valerio Massimo Manfredi sarebbe ancora in prognosi riservata, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Grosseto. La famiglia, ieri, ha chiesto il massimo riserbo sulle condizioni di salute dello scrittore, tanto che dopo il bollettino medico di giovedì sera, la Asl non ha fornito più notizie sul decorso né sulle terapie cui è stato sottoposto.
Manfredi era arrivato a Grosseto giovedì sera, intorno alle 20, in gravissime condizioni, trasferito dal policlinico Umberto I di Roma per essere trattato nella camera iperbarica in seguito a intossicazione da monossido di carbonio. Questa fin da subito l’ipotesi più accreditata dopo che era stato trovato dalla figlia, privo di sensi, nella sua casa di via dei Vascellari a Roma, insieme alla scrittrice e filologa Antonella Prenner, docente di Letteratura latina all’università Federico II di Napoli.
A Grosseto l’accademico è stato preso in carico dai medici del pronto soccorso e, subito dopo, affidato ai rianimatori della medicina iperbarica per essere sottoposto alla terapia. Quindi è stato ricoverato in rianimazione poco dopo le 22, ancora in condizioni critiche come riportato sul bollettino diramato dalla Asl. Anche le condizioni di Prenner sono apparse subito gravi. Al momento è ricoverata in prognosi riservata all’Umberto I.
Sulle cause dell’incidente, la procura di Roma attende una prima informativa dalle forze dell’ordine per procedere alla formale apertura di un fascicolo di indagine. Al momento la pista più accreditata è quella che il micidiale gas si sia sprigionato non dalla caldaia dell’abitazione di Manfredi, ma da un impianto a piano terra del palazzo. L’appartamento accanto a quello dello scrittore è stato messo sotto sequestro dai vigili del fuoco.
Per quanto riguarda le motivazioni del trasferimento dello scrittore da Roma a Grosseto, invece, è intervenuto ieri il presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica (Simsi), Gerardo Bosco, che ha rilasciato una dichiarazione all’Agi. «Valerio Massimo Manfredi è stato portato al centro iperbarico di Grosseto perché con tutta probabilità nelle camere di ossigenoterapia del policlinico Umberto I non c’era posto», ha detto Bosco, aggiungendo che «è necessario lavorare per evitare i lunghi trasferimenti dal luogo dell’incidente, incrementando l’offerta di centri iperbarici in strutture ospedaliere pubbliche. In grado quindi di trattare le emergenze».
Secondo il censimento appena effettuato dalla Simsi, in Italia ci sono 65 centri iperbarici tra pubblici e privati, compresi quelli stagionali sulle piccole isole (Ustica, Favignana, Lampedusa, Elba). A Roma, ce ne sono due, quello dell’Umberto I e il Centro iperbarico romano. Ma solo il primo fa parte del sistema pubblico e, spiega Bosco, «ha due stanze entrambe da dieci posti, delle quali una accoglie le emergenze e l’altra i casi ospedalieri». —
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