La Maremma torna a tifare Luna Rossa Qui l’avventura era iniziata 24 anni fa
Dalla pazza idea di Patrizio Bertelli ai contatti con lo Yacht Club di Punta Ala fino alla scelta del capannone di via Genova Il nome dell’imbarcazione fu “inventato” in una sera di mezza estate del 1997 in una locanda sulle colline di Tirli
l’epopea
L’attesa per gli appassionati di vela sta per concludersi: nel golfo di Hauraki, in Nuova Zelanda, scatta la Prada Cup (fino alla scorsa edizione Louis Vuitton Cup), la finale degli sfidanti, tra Luna Rossa Prada Pirelli e la britannica Ineos Uk. Le due imbarcazioni hanno tredici regate (vince chi arriva prima a sette) per aggiudicarsi il trofeo e per affrontare dal 6 marzo nell’America’s Cup i campioni in carica, Team New Zealand, o se vogliamo Black Magic.
Ogni volta che Luna Rossa torna in acqua, in Maremma si torna a ricordare dove tutto cominciò, 24 anni fa. Un’avventura che fece diventare anche i grossetani un popolo di navigatori, di velisti; un’avventura nella quale lo sport ebbe in fondo un ruolo marginale.
È il 3 febbraio 1997 quando Patrizio Bertelli entra nello studio milanese del progettista argentino German Frers per farsi studiare una nuova barca e qualche ora dopo l’imprenditore aretino esce con un’idea: lanciare una nuova sfida italiana per l’America’s Cup. Nemmeno 24 ore dopo il progetto prese forma. Bertelli affiancò Doug Peterson e David Egan, il primo californiano, il secondo neozelandese, per costruire una barca vincente.
La seconda mossa, però, fu quella di contattare gli amici di sempre, con il testa il professor Bruno Calandriello, presidente dello Yacht Club Punta Ala, il circolo con il quale disputava il campionato invernale con le sue imbarcazioni ed al quale era legato dagli anni Settanta, dopo aver iniziato a frequentare a Castiglione della Pescaia Vasco Donnini, che diventò suo compagno di regate con Tuscany Ganza prima e Tuscany Vispa poi.
Il 21 aprile di quel 1997 il presidente dello Yacht Club Punta Ala Calandriello lanciò ufficialmente la sfida al Royal New Zealand Yacht Squadron di Sir Peter Blake, detentore dell’America’s Cup. La squadra e la barca andarono di pari passo: furono scelti subito il timoniere, Francesco De Angelis, e il tattico, il brasiliano Torben Grael, mentre in tutta segretezza fu acquistato, in via Genova a Grosseto, un capannone dell’Eurovinil, storica fabbrica di gommoni e tende, per iniziare a costruire l’imbarcazione.
Bertelli comprò anche tre barche per gli allenamenti che si svolsero nelle acque del golfo di Follonica, arrivando fino all’isola d’Elba. Un mare che ha caratteristiche simili al golfo di Hauraki e che per questo fu scelto dal patron.
Serviva però un nome da dare alla barca, facile da ricordare e con il necessario fascino. A venire incontro a Patrizio Bertelli fu una luna piena, rossastra che brillava nel cielo sulle colline di Tirli, durante una sera di mezza estate trascorsa nella locanda “La Luna” di Emilio Signori. Bertelli lo prese come un segno premonitore e così decise di ribattezzare i suoi scafi Luna Rossa.
Il 4 luglio 1997 iniziarono ufficialmente gli allenamenti. In quei due anni e mezzo trascorsi tra Castiglione della Pescaia e Punta Ala, De Angelis e Grael, ma anche gli altri uomini dell’equipaggio, con in testa Max Sirena, Michele Ivaldi, Rod Davis, Matteo Plazzi e Piero Romeo, divennero personaggi pubblici, adottati e coccolati dalla gente del paese. La grande famiglia si sistemò ai Boboli e diventò parte integrante della comunità castiglionese. La locanda “La Luna” salì addirittura alla ribalta mondiale per essere il ristorante preferito da Francesco De Angelis, il timoniere gentile come lo ribattezzarono i neozelandesi, che adorava la pappa al pomodoro preparata da mamma Lina.
«Fu il massimo evento che Punta Ala abbia mai ospitato nel mondo della vela – ricorda il segretario generale dello Yacht Club Punta Ala, Emanuele Sacripanti – Quella squadra, che diventò un tutt’uno con la gente con i residenti e i vacanzieri, attirò anche l’attenzione dei non addetti ai lavori, per la sua importanza e per la novità. Noi dirigenti vivemmo quel periodo con molta passione e molta attenzione».
Intorno a Luna Rossa, non solo in Maremma ma in tutta Italia, cresceva settimana dopo settimana l’interesse, maggiore di quello che c’era stato per Azzurra o il Moro di Venezia. Dal gennaio 1998 il team aprì la base di Auckland e dopo due anni di progettazione nel cantiere dell’ex Eurovinil di Grosseto venne costruito il primo scafo, ITA 45, che fu varato ufficialmente il 5 maggio a Punta Ala, dalla madrina Miuccia Prada, consorte di Patrizio Bertelli, con la benedizione di don Sandro Spinelli. Il battesimo di quella che su subito ribattezzata la “pallottola d’argento” fu molto sobrio: c’era solo gli ospiti giusti, l’avvocato Gianni Agnelli, Bill Koch, l’armatore di America 3 che sconfisse il Moro di Venezia, e Cino Ricci, lo skipper di Azzurra, ma nessun politico.
La Maremma rimase sulla cresta dell’onda per anni, gli sportivi cominciarono a prendere confidenza con vocaboli una volta riservati solo ai velisti e con l’approssimarsi della Coppa America erano sempre di più le persone che seguivano le dirette dalla Nuova Zelanda (da casa o dal circolo dello Yacht Club Punta Ala), rimanendo spesso delusi dalla mancanza di vento che mandava tutti a letto alle prime ore del mattino a bocca asciutta.
Dal 18 ottobre 1999 fu un crescendo di emozioni. Luna Rossa: vinse i primi tre round robin ma si sistemò alle spalle di America One, timonata da Paul Cayard, nella semifinale della Louis Vuitton. Luna Rossa si presentò alla finale con i soliti sedici uomini di equipaggio e il diciassettesimo, l’ospite, il castiglionese Renzo Guidi (scomparso nel 2013 a 86 anni), il titolare dell’Hotel Miramare, amico personale di Bertelli, fortemente voluto dai ragazzi.
L’imbarcazione dello Yacht Club Punta Ala s’impose al termine di nove indimenticabili regate, chiudendo 5-4 contro gli statunitensi, dopo essere sotto 4-3. Il trionfo arrivò 6 febbraio 2000, al termine di un match race perfetto: Luna Rosa mantenne i 34 secondi accumulati alla prima boa, chiudendo con 49 secondi di vantaggio, festeggiando lo storico risultato insieme ad un’intera nazione che seguì l’evento con grande passione. Si pensi che si arrivò fino a quattro milioni di telespettatori.
L’America’s Cup, iniziata dopo qualche giorno (il 19 febbraio) andò malissimo, con un netto 5-0 per Black Magic dello skipper Roussel Coutts, ma Bertelli non si perse d’animo e il 2 marzo 2000 il presidente dello Ycpa Calandriello, insieme a Marco Piccinini, lanciò immediatamente la sfida ai kiwi per la Coppa America 2003, vinta poi dal consorzio italo-svizzero Alinghi di Ernesto Bertarelli. Gli allenamenti, nelle acque del golfo, iniziarono nel maggio 2000 e si conclusero a novembre, per trasferirsi in Nuova Zelanda. ITA 74 fu battezzata il 20 maggio 2002 a Punta Ala da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada. Fu quello l’ultimo evento maremmano di Luna Rossa, anche se dal dicembre 2008 il bandone dello Ycpa tornò a fare bella mostra nella barca che partecipò alla 33ª edizione.
Dal 1997 ad oggi sono cambiate tante cose, a cominciare dall’imbarcazione. ITA 45 si poteva permettere di portare un ospite a bordo, oggi sull’Ac75, che può “volare” fino a cinquanta chilometri orari con undici uomini a bordo, la coppia di timonieri James Spithill e Francesco Bruni, è costretta a indossare un casco. Guardando le immagini che arrivano dall’altra parte del mondo, però, il cuore continua a battere ancora forte, in ricordo di quegli straordinari anni trascorsi tra la Maremma e la Nuova Zelanda alla ricerca di un vento che spedisse il più lontano possibile la pallottola d’argento targata Prada. — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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