Italia
Crisi di impresa, si cambia Alle prime avvisaglie, si agirà
A settembre entrano in vigore le nuove norme per evitare l’insolvenza Ecco, secondo i professionisti, i vantaggi possibili
grosseto. Prima di chiudere per sempre, gli imprenditori maremmani in difficoltà aspettano di incassare i rimborsi previsti dal governo per tamponare gli effetti dello tsunami provocato dalla pandemia da coronavirus. Hanno scoperto questa tendenza attendista gli esperti della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno riflettendo sull’ultima indagine dell’ente relativa al numero delle sedi di impresa attive in provincia di Grosseto, che nel 2020 sono rimaste – infatti – in un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2019 (meno 0, 1 per cento, sono circa 29mila). E se l’atteggiamento è quello del temporeggiare per incassare è credibile che, prima o poi, i nodi verranno al pettine e che negli anni a venire, aumenti il numero dei fallimenti di impresa: nel 2020 sono stati 27, nel 2019 erano stati 33.
La pandemia da coronavirus segna un punto di non ritorno per il sistema imprese: il 2020 e, probabilmente, anche il 2021, sarà una sorta di buco nero-senza paragoni nelle statistiche mondiali, nazionali, regionali, locali. Ogni confronto – se non per misurare il prezzo pagato – avrà poca ragion d’essere. L’economia reale è cambiata e non solo a partire dalla pandemia. Ecco perché la riforma del Codice fallimentare sembra quanto mai auspicabile: l’Italia “va ancora” con la legge sui fallimenti del 1942 anche se, va da sé, negli anni è stata modificata. Ebbene da settembre entreranno in vigore nuove regole, un nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. A Francesco Del Mazza, commercialista e delegato dal giudice per alcuni incarichi di procedure concorsuali, Il Tirreno ha chiesto quali saranno le principali novità. «Particolare rilevanza – spiega Del Mazza – avrà la creazione in seno alla Camera di Commercio dell’Organismo di composizione della crisi d’impresa (Ocri) composto da soggetti appartenenti alle categorie professionali specializzate ma anche alle associazioni di categoria e anche di nomina diretta da parte dell’ente camerale; avranno la funzione di svolgere un esame istruttorio delle pratiche di richiesta di composizione della crisi d’impresa (cioè l’attuale concordato preventivo). In futuro avranno dunque un ruolo centrale gli organi di controllo societario (il collegio sindacale e il revisore legale) che dovranno monitorare periodicamente l’evoluzione della dinamica aziendale e che, attraverso il calcolo di particolari indici e indicatori, avranno l’obbligo (con assunzione di responsabilità personali, civili e anche penali) di segnalare agli enti preposti i primi sintomi della crisi di impresa. Tale sistema dovrebbe quindi garantire – valuta Del Mazza – una maggior velocità di emersione del problema che mette l’impresa in crisi e l’individuazione di soluzioni più opportune per la risoluzione dei problemi oltreché la maggior soddisfazione possibile della massa dei creditori». –
Giovanna Mezzana
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