Claudio Cosimo Pacella lascia l’ospedale «Ho avuto paura, bisogna stare attenti»
Il presidente del consiglio comunale ricoverato con la moglie al Misericordia, malattie infettive: dopo tre settimane racconta
Alfredo Faetti
grosseto. La buona notizia Claudio Cosimo Pacella l’ha data via Facebook, pubblicando il disegno di una casetta circondata dagli alberi. «Siamo a casa», scrive sul social, raccontando di aver trascorso «un bel po’ di giorni in ospedale “grazie” al Covid». Raggiunto telefonicamente, il presidente del consiglio comunale di Grosseto racconta la sua esperienza con il virus, partendo dal messaggio che lui stesso va ripetendo ormai da quasi un anno. «Io e mia moglie siamo entrambi medici: non siamo stati attenti, di più – spiega – Ma basta abbassare la guardia un attimo e si prende». Medico di famiglia specializzato in pneumologia, presidente del consiglio comunale grossetano e del comitato tecnico scientifico del polo museale, Pacella, 66 anni, è entrato in contatto con il Covid insieme a sua moglie all’inizio di gennaio, costretto così a mettere momentaneamente da parte tutti i suoi incarichi e impegni. Li riprenderà al più presto assicura, ma quel che resta di febbraio lo passerà a riprendersi, fisicamente «ma anche di testa – spiega – perché ti metti paura».
Il contagio è arrivato con il 2021. «Erano i primi giorni dell’anno quando siamo rimasti contagiati, casualmente – racconta Pacella – La prima settimana sono stato bene, ma poi ho avuto sintomi: ho sentito il mio amico fraterno, Antonio Perrella, primario della pneumologia e responsabile del modulo Covid, che mi ha detto “vieni che ti ricovero”. Lo stesso ha fatto con mia moglie. Così è partita questa avventura che è durata tre settimane».
Dal 17 gennaio fino a ieri nel reparto di malattie infettive Covid del Misericordia, a tu per tu con il virus e le altre persone che ci sono entrate in contatto. «È stato impegnativo – prosegue Pacella – perché abbiamo visto tante persone vicine a noi peggiorare, ricorrendo in alcuni casi alla terapia intensiva». Il presidente e sua moglie però non hanno mai dovuto abbandonare il regime ordinario e tre settimane dopo sono potuti tornare a casa. Lui ora ha una carica bassissima. «Io sto bene, mia moglie benissimo», dice ridendo. Poi però torna serio e rinnova il messaggio predicato da marzo, reso ancora più forte dall’esperienza vissuta sulla propria pelle.
«Quando sono stato in ambulatorio, a marzo, per strada giravamo solo noi medici e i carabinieri – dice Pacella – Ho vaccinato 400 persone ed ero tranquillo, perché quando sei lì applichi al massimo tutti i protocolli, che funzionano. Distanziamento, mascherina, lavarsi le mani: funzionano. Ma come abbassi un attimo la guardia ti frega. Basta una persona cara o un affetto». Ora, in attesa che il contagio diventi solo un’esperienza del passato, Pacella vuole recuperare le forze così da riprendere in mano i suoi impegni. «Mi è mancato il mio lavoro e altrettanto i miei impegni istituzionali», scrive su Facebook e conferma al telefono, riferendosi in particolar modo alla presidenza del consiglio comunale.
«Un impegno di grande responsabilità che ho cercato di seguire anche dall’ospedale – racconta – in un momento di emergenza anche per il nostro territorio e che, nel male del ricovero, mi ha permesso di toccare con mano la complessità della gestione di questa fase. Da medico e nel ruolo istituzionale sarò ancora più motivato a mettermi a disposizione del sindaco e delle autorità sanitarie nell’affrontare la gestione della pandemia». —
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