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Fibra ottica fino in casa Tim pronta a creare una rete secondaria

Massimiliano Frascino

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Massimiliano Frascino

grosseto. Grosseto e Follonica sono le due realtà urbane della provincia in cui Tim realizzerà la propria rete di accesso secondaria in fibra ottica, per portare nelle case e nelle aziende le soluzioni Ftth (“fiber to the home”, fibra fino a casa).

Non è un caso. I due più grandi centri urbani della Maremma – fra le 59 realtà coinvolte in quest’operazione in Toscana – rientrano nelle cosiddette “zone grigie e nere”: quelle a più alta redditività per gli investimenti infrastrutturali, perché a maggior concentrazione di attività produttive e residenti. Ai quali saranno poi venduti i pacchetti commerciali, dalla telefonia a “internet delle cose” (Iot: “internet of things”).

Tim gestirà il progetto di dotazione infrastrutturale attraverso la propria società controllata FiberCop – Tim (58 per cento), Teemo BidCo (37,5 per cento e Fastweb (4,5 per cento) – alla quale saranno conferite le infrastrutture passive della rete di accesso secondaria ai sensi dell’articolo 50 Ter del Codice delle comunicazioni elettroniche. Che prevede «la separazione volontaria da parte di un’impresa verticale integrata» dell’infrastruttura, in modo da renderla accessibile in regime di libera concorrenza anche ad altri operatori interessati a commercializzare servizi veicolati dalla banda ultralarga ad alta capacità.

Per portare a termine l’operazione Tim (nel futuro prossimo FiberCop) ha deciso – primo caso in Europa su base nazionale – di pubblicare un bando per il “coinvestimento aperto”, aprendo ad altri operatori di telefonia che siano interessati a realizzare, e poi ad utilizzare, la rete di accesso secondaria. Un progetto ambizioso che riguarda complessivamente 1.610 comuni italiani, corrispondenti al 75 per cento del territorio nazionale, e si concluderà entro il 2025.

Ancora, ovviamente, è presto per sapere i tempi di realizzazione della rete di accesso secondario, quella che porta la fibra agli armadietti stradali e da questi in case e imprese. Una rete che si aggiungerà a quella in parte già stesa da Open Fiber nei mesi scorsi. Due infrastrutture che in futuro, se le cose andranno come dovrebbero considerata l’instabilità di governo, sono destinate a confluire in un’unica rete secondaria gestita da un’unica società. Un po’ sul modello di quel che è successo con Terna per il trasporto dell’energia elettrica.

Sia come sia, diffondere capillarmente la banda ultralarga ad alta capacità è il presupposto necessario per lo sviluppo economico del futuro prossimo. L’architettura di rete in fibra, infatti, mira a conciliare gli obiettivi di efficienza e di promozione della competizione infrastrutturale tra operatori, semplificando, inoltre, i processi di migrazione dei clienti al dettaglio tra fornitori diversi.

Gli operatori, peraltro, potranno aderire al coinvestimento anche su territori più limitati rispetto all’intero progetto, anche a livello di singolo comune. Perché è garantita la più ampia possibilità di partecipazione ad operatori con diversi gradi di infrastrutturazione, o con diverse infrastrutture in diversi ambiti geografici, inclusi gli operatori locali. —

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