Il Tirreno

Grosseto

Un Americano al bar e una pudica tintarella sulla terrazza al sole poi tutti a pranzo

Lina Senserini

Umberto Spallone, 87 anni, ha scritto un libretto a mano coi suoi ricordi E un capitolo è dedicato allo storico locale affacciato sulla spiaggia 

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la testimonianza

Lina Senserini

La Rotonda di Marina era il luogo d’incontro estivo della Grosseto bene, chic ed elegante, con il suo bar davanti alla spiaggia e la terrazza per prendere il sole.

La ricorda così, nelle sue memorie di ragazzo degli anni del Dopoguerra, Umberto Spallone, classe 1933 nato in città da famiglia di origini milanesi proprio nell’anno in cui la struttura fu costruita.

Frequentava Marina di Grosseto, anche se sporadicamente, quando era poco più che un bambino e fino alla prima giovinezza, ma i suoi ricordi sono ancora freschi e nitidi. Tanto da decidere di vergarli nero su bianco su un quaderno, intitolato appunto “Le mie memorie”, scritto in un corsivo elegante, d’altri tempi, con i margini della pagina allineati e precisi che neanche avesse usato un computer. Poi lo ha fatto stampare proprio come un quaderno, a febbraio 2020.

Oltre 70 pagine di storie, aneddoti, luoghi e personaggi di Grosseto, dove Umberto Spallone ha vissuto lavorando per il Comune fino al 1994, dopo un periodo a Milano, impiegato come disegnatore meccanico in un’azienda farmaceutica.

E tra questi ricordi c’è anche un capitolo dedicato alla Rotonda.

«La Rotonda era nata come bar e ristorante, non c’erano le cabine, né ci venivano organizzate feste da ballo», racconta Umberto Spallone.

Per quelle bisogna aspettare ancora qualche anno, quando cominciano a formarsi i primi complessi, il periodo in cui si affaccia sulle scene Zomba, leggendario cantante grossetano, al secolo Fosco Marchetti, con il suo Quintetto grossetano, che ha fatto ballare generazioni di grossetani – e non solo – a ritmo di swing. E anche le cabine con il bar sulla spiaggia arrivano una ventina di anni dopo.

«Quando venne costruita segnò il passaggio di Marina da Villaggio di pescatori a stazione balneare per i grossetani. Ma solo quelli che potevano permettersi un mezzo per arrivarci, mica c’erano gli autobus. Gli uomini, così mi ricordo, si trattenevano nel bar, leggevano il giornale, sorseggiavano un cocktail molto di moda allora e assai gradito anche oggi, l’Americano, mentre le donne salivano al piano di sopra a prendere una pudica tintarella. I servizi in spiaggia non c’erano, a una certa ora il locale si svuotava e tutti tornavano a casa. Era l’unico posto aperto al pubblico e anche solo per un bicchiere d’acqua bisognava andare alla Rotonda. Non c’erano altre attività che io mi ricordi, finché non venne aperta la pizzeria Brezzi, lungo la via principale», aggiunge Umberto Spallone.

I costruttori, dunque, furono autentici pionieri, che non avevano pensato al business, ma a realizzare qualcosa di nuovo per chi poteva permettersi il lusso di andare da Grosseto a Marina, dato che il concetto di ferie e vacanze lontano da casa sarebbe arrivato molto dopo.

«Quando costruirono le cabine alla Rotonda, ero già un po’ più grande e andavo al mare con gli amici, quelle rare volte che riuscivamo a rimediare una bicicletta. C’era anche un bar sulla spiaggia dove lavorava una ragazza di nome Loriana, che era diventata nostra amica. Avevamo preso l’abitudine di lasciare i vestiti e i sandali in custodia da lei, quando riuscivano a raggiungere Marina per fare un tuffo. Poi ci asciugavamo, riprendevamo le nostre cose e tornavamo a casa. E per quel giorno – conclude Spallone – avevamo fatto una vera vacanza». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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