Una cardiologa guiderà l’Ordine dei medici, tra le priorità l’informazione corretta sul virus
L’assemblea ha eletto Paola Pasqualini, 61 anni, grossetana, responsabile della terapia intensiva coronarica dell’ospedale Misericordia.
Grosseto. Paola Pasqualini, 61 anni, grossetana, è la nuova presidente dell’Ordine dei medici di Grosseto. Questo ha deciso l’assemblea degli eletti, ieri sera, nella sede via Papa Giovanni XXIII. Pasqualini è la prima donna a guidare l’Ordine provinciale, l’unica degli ordini toscani e una delle pochissime in Italia. Cardiologa ospedaliera, attualmente responsabile della terapia intensiva coronarica al Misericordia, resterà in carica fino al 2024. Eletta a capo di una lista unica (Lista Rinascimento), raccoglie il testimone di Roberto Madonna, in carica dal 2014, all’insegna della continuità per certi aspetti, del cambiamento per altri, come ha raccontato al Tirreno.
Che effetto fa essere la prima donna a guidare l’Ordine di Grosseto e l’unica in Toscana?
«Il fatto che io sia una donna dovrebbe essere irrilevante, ma purtroppo non è così. Su oltre 100 consigli degli ordini in Italia, ci sono solo undici donne nel ruolo di presidente anche se, in queste elezioni, sono cresciute di numero nelle altre cariche istituzionali. Comunque sia, ne sono orgogliosa e lo reputo un segnale, l’espressione di un momento storico nella nostra professione, in cui la presenza femminile è in aumento. I medici sotto i 40 anni sono donne per il 60 per cento, anche se poi nelle figure di vertice la maggioranza sono uomini. Le donne crescono nelle professioni della sanità in genere, è un cambiamento epocale che è bene trovi espressione anche nell’Ordine. Ernestina Paper, la prima donna a conseguire la laurea in Italia nel 1877, era un medico».
Cosa dice della lista unica? Il suo predecessore ha provocatoriamente definito queste elezioni “pleonastiche”
«Le elezioni sono un momento di democrazia aperto a tutti e chiunque può presentare la propria candidatura, accompagnata da una lista. Nel caso di Rinascimento, è nata da una condivisione sulle persone, senza spinte centrifughe e pressioni, ma omogenea e rappresentativa delle varie anime dell’Ordine, come è naturale nella dialettica democratica. A mio parere è una buona partenza, senza divisioni, peraltro in un momento difficile in cui occorre andare tutti nella stessa direzione. Vorrei ringraziare chi ha sostenuto me e il mio gruppo, a partire dalle sigle sindacali, tra cui Anaao-Assomed, Cimo e Fimmg (che rappresenta i medici di base), poi l’Associazione Eticamente medico e tutti quelli che sono venuti a votare riconoscendosi in questa lista».
Ha già in testa l’impronta da dare all’Ordine?
«Cito la legge 3 del 2018, articolo 4 Riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie, che al capo I, articolo 3, li definisce “organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale”. L’Ordine, nella sua funzione di garanzia di eticità e professionalità nel rapporto tra medico e pazienti, è un organo al servizio dei cittadini. Questo è il primo punto da cui si deve ripartire». E gli altri? «Raccordarsi con gli altri Ordini che rappresentano le discipline del mondo della sanità e tenere aperto un canale di confronto con la direzione aziendale della Asl. Poi uscire dalle stanze via Papa Giovanni – lo dico scherzosamente – e rapportarsi con le istituzioni, gli enti locali, le rappresentanze dei cittadini, politiche e associative. Infine, ma certo non per importanza, rilanciare l’aggiornamento dei medici che il Covid ha messo in crisi. Dovremo organizzarci meglio con la formazione on line, approfittando per rinnovarci sul piano digitale, anche in risposta al crescente numero di giovani medici che si iscrivono».
A proposito di Covid, come vede la funzione dell’Ordine il relazione alla pandemia?
«Il Covid sarà il primo punto su cui l’Ordine si dovrebbe confrontare con la direzione aziendale dell’Asl. Siamo un organo al servizio dei cittadini ed espletare le nostre funzioni significa anche avere rapporti con tutti gli enti e le istituzioni che li rappresentano o erogano servizi. In questo momento, è importante mettere a disposizione conoscenza, esperienza e professionalità in un confronto sulle scelte legate alla pandemia. Un altro aspetto riguarda la formazione del personale medico, che non potrà prescindere dal Covid. Infine l’informazione sulla pandemia, sulla quale si legge di tutto, e tante fake news. È nostro compito fornire ai cittadini e agli iscritti notizie corrette, certe, aggiornate e sicure, alla portata anche di chi medico non è. Come farlo è la prima cosa che intendo portare all’attenzione del nuovo consiglio».
Parlando di giovani, c’era un progetto con il ministero dell’istruzione per l’informazione nelle scuole sulla professione medica. Lo riprenderete? «Anche questo è stato fermato dalla pandemia. Appena sarà possibile torneremo nelle scuole superiori per raccontare ai ragazzi il nostro lavoro, sperando di incentivarli a studiare medicina. C’è grande carenza di medici e occorre dare ai ragazzi il messaggio giusto su questa professione, che è splendida, profondamente umana, che richiede passione, amore, dedizione e che è fonte inesauribile di soddisfazione». –
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