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Ristoratori e negozianti «Se non stiamo alle regole non abbiamo speranza»

Alfredo Faetti
Ristoratori e negozianti «Se non stiamo alle regole non abbiamo speranza»

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Alfredo Faetti

pitigliano. I vicoli sono deserti, tanto che se qualcuno cammina, sente il rumore dei propri passi. Dal ghetto ebraico fino a piazza della Repubblica le finestre sono serrate e i negozi chiusi. In tutto il centro storico a tarda mattinata non c’è anima viva e il pensiero vola rapido ai mesi del lockdown. Oggi Pitigliano non è sottoposto alle stesse restrizioni della primavera scorsa, ma quasi. Il rischio di un focolaio è alto nel paese e il sindaco Giovanni Gentili per non correre rischi ha deciso non solo di chiudere scuole e campi sportivi, ma anche di restringere l’orario di apertura di bar e ristoranti, costretti a chiudere bottega già alle 16.

«Di questo passo a breve ci chiuderanno nuovamente del tutto», dice Maria Zagaria, barista in un locale alle porte del centro.

«Credo sia stata una cosa da irresponsabili», commenta da dentro il bar Irene Carletti; non ce l’ha con il sindaco: la gran parte delle persone, esercenti compresi, sembra condividere le preoccupazioni e le decisioni prese da Gentili. Lei – e non è la sola – si riferisce a una cena, consumata il 15 gennaio, a cui avrebbero partecipato una ventina di persone. «Ma non c’è nulla di definito – spiega – Non sappiamo chi, quanti, come e perché. Ci sono chiacchiere, ma nulla di definito». Non ci sono solo le voci di paese ad aleggiare su Pitigliano. C’è anche uno spettro, quello di un nuovo focolaio Covid, che l’Asl sta cercando di tamponare prima che sia troppo tardi. I commensali di quella cena, nelle due settimane successive, hanno incontrato decine di compaesani e a oggi la catena dei contatti è andata persa. Per questo, quando il numero dei positivi è salito a dodici, Gentili ha deciso il giro di vite.

«Con il ritorno in zona gialla c’era la speranza – spiega Zagaria – di stare aperti fino alle 18, anche solo per ricevere una schedina, ci faceva ben sperare. Ora invece, con il pasticcio che è stato fatto, mano a mano, arriveranno a chiuderci del tutto. Sicuro».

Non tutti hanno voglia di parlare a Pitigliano. «I ristoratori è meglio se non li intervisti», dice sorridendo amaro un titolare fuori dalla sua attività. Qualcuno che vuole parlare alla fine c’è: Alessandro Francardi del ristorante Il Ceccottino. «Con la situazione che creata c’è un po’ di preoccupazione nell’andare a prendere un caffè o nel fare la spesa», spiega. Per quanto riguarda il suo ristorante, Francardi ha deciso di non aprire affatto. «Siamo molti ristoranti a Pitigliano e il lavoro non basterebbe per tutti – dice – Un po ’ci siamo ripresi prima delle chiusure di Natale, specie nei fine settimana, ma adesso, con la situazione che si è creata, non conviene».

Il rammarico per quel che è accaduto c’è anche tra i titolari di altre attività escluse dall’ordinanza del sindaco. Entriamo nel negozio di ceramiche di Barbara Bembo: «Sono arrabbiata – dice – Il sindaco ha fatto bene a prendere provvedimenti quando le persone non si comportano bene. Questo è un paese che vive di turismo, solo di turismo, per cui se ognuno di noi si comporta bene possiamo anche pensare di ripartire, altrimenti sarà dura. Molto dura».

Fuori dal negozio di ceramiche intanto il vicolo è deserto. Nessun rumore, né da destra né da sinistra. Il paese è vuoto, la sua gente chiusa in casa. Un piccolo lockdown, sperando che lo spettro venga preso al più presto». —

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