Il Tirreno

Grosseto

autocertificazione 

Dichiara il falso al controllo Patteggia davanti al giudice

P.S.

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grosseto. Sanzioni per la presenza di clienti al bancone del bar. Ma anche un patteggiamento per le false dichiarazioni contenute in un’autocertificazione presentata durante un controllo.

Il rispetto delle normative legate ai Dpcm anti-Covid è uno dei compiti delle forze dell’ordine, da dieci mesi a questa parte. E nel corso dei controlli che periodicamente vengono effettuati, ai militari è capitato di imbattersi in violazioni più o meno gravi. L’altra sera, i militari della stazione di Castel del Piano, nel corso di un servizio perlustrativo, si sono avvicinati a un bar e hanno notato che era in corso il servizio dei clienti al bancone, in violazione appunto della normativa vigente. Il locale, aggiunge l’Arma, si trova nel centro abitato, e al momento del controllo risultava regolarmente aperto. Il controllo è scattato dopo le 19, un orario - tengono a ricordare i carabinieri - in cui le attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande come i bar possono restare aperte, ma svolgere solo vendita da asporto. Invece a quell’ora all’interno dell’esercizio c’erano due persone stavano consumando un caffè al bancone. I due clienti ed il titolare sono stati quindi contravvenzionati per la violazione delle norme anti-Covid. Il locale dovrà inoltre rispettare un periodo di cinque giorni di chiusura, quale sanzione accessoria per la violazione a cui il titolare è andato incontro servendo i clienti all’interno del locale.

Se questo è un caso recente, quello della falsa dichiarazione nell’autocertificazione risale al primo periodo di lockdown: un lasso di tempo tale che il fascicolo è giunto a essere definito davanti al giudice dell’udienza preliminare. Cosa era successo? Il 15 aprile scorso, i carabinieri della stazione di Scarlino avevano fermato un uomo di 37 anni, abitante a Bagno di Gavorrano. Questi aveva dichiarato nell’autocertificazione sostitutiva di essere uscito di casa per andare in farmacia ad acquistare delle salviette umidificate. L’Arma aveva effettuato i suoi accertamenti e aveva inviato il fascicolo alla Procura, ravvisando la violazione dell’articolo 483, quello con il quale viene punito chi attesta falsamente a un pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali lo stesso atto è destinato a provare la verità. L’uomo era stato raggiunto da un decreto penale di condanna, al quale si era opposto. Ha poi preferito non discutere le accuse e ha scelto la strada del patteggiamento. Il procedimento non è quindi arrivato ad esaminare in dibattimento gli atti firmati dai militari, anche se il giudice Sergio Compagnucci ritiene che dalla documentazione presentata dalla Procura emergono seri elementi di colpevolezza. Il giudice ha ritenuto congrua la pena concordata tra accusa e difesa (avvocato Antonio Senatore) e cioè ventun giorni di reclusione. —

P.S.

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