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«Ristoranti, aprite» Il volantino in Procura, la Lega si dissocia

«Ristoranti, aprite» Il volantino in Procura, la Lega si dissocia

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GROSSETO. Chi sia stato a distribuirlo nei ristoranti e nei bar della città, è ancora un mistero. Quello che però è certo è che la mano che ha prodotto e distribuito quel volantino che chiamava i ristoratori ad aprire i battenti anche la sera a cena non è della Lega. Intanto però, il volantino della discordia è finito in Procura.

«Ci giungono notizie che in questi giorni alcuni giovani stanno distribuendo dei volantini che invitano i ristoratori a violare le norme sulle chiusure degli esercizi a causa dell’emergenza Covid presentandosi come militanti della Lega - dice il segretario provinciale del Carroccio Andrea Ulmi - Come segretario provinciale del partito smentisco categoricamente che si tratti di iscritti al nostro movimento. La Lega rende pubblica ogni sua iniziativa attraverso i canali ufficiali, sia la stampa che i social network. Diffidiamo dunque chiunque ad agire in nome e per conto della Lega con iniziative che non hanno nulla a che vedere con il nostro partito e che io come segretario non abbia vidimato».

La presa di posizione del partito è netta. Quei volantini che chiamano i ristoratori alla “disobbedienza gentile” contro le forze dell’ordine e a tenere aperti locali e ristoranti violando così il Decreto del presidente Conte, non hanno ancora una paternità.

A Grosseto, come nel resto d’Italia, è stato aperto un gruppo su Telegram, dove vengono raccolte le adesioni da parte dei proprietari dei locali. In realtà, nessun ristoratore e nessun gestore di bar o pub ha chiesto di iscriversi. Su Facebook, stessa situazione: sulle bacheche di alcuni cittadini grossetani, liberi professionisti che lavorano in altri ambiti, sono comparsi appelli, ripetuti più volte, a ribellarsi alle chiusure, rassicurando anche che queste forme di protesta sarebbero patrocinate da alcuni studi legali che garantirebbero, in caso di sanzione, l’annullamento della multa. Appelli che in città e in provincia, fino ad oggi, sono caduti nel vuoto. — F.G.

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