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Avanti con i lavori ma ricordiamoci che il mare è vivo
Gli ambientalisti della Duna approvano l’installazione delle barriere soffolte
DOPO LA BURRASCA
Omettiamo, per motivi di lunghezza biblica, gli interventi messi in atto concretamente dagli anni ’80 in poi, per contenere il fenomeno. I fatti sono che Follonica ha avuto uno sviluppo urbanistico molto concentrato, in tutta la sua lunghezza, sulla costa. Le baracche, i palazzoni, i villaggi turistici, le strade. Questo è venuto a sovvertire quello che sarebbe stato il naturale svilupparsi di un ambiente, dalla pineta bosco al retrodunale, padule, duna costiera e spiaggia.
Il mare si sarebbe allungato, avrebbe portato sabbia, causato dei cambiamenti nella duna e retroduna e il ciclo sarebbe stato completo, com’è stato per millenni, sempre. Oggi non è più così. Sulle spiagge si sono costruire economie, il turismo che sta soppiantando l’industria ha bisogno di spazi. Ma il mare non segue ragionamenti economici...
Arrivano le mareggiate, come è sempre stato, ma oggi il loro effetto, oltreché dai cambiamenti climatici, è amplificato dalla necessità di avere sempre più spiaggia. Quindi barriere, prima emerse, scogliere orizzontali e verticali, soffolte, più alte o più basse, più larghe o più strette, a seconda della persona con cui parli.
Arriviamo ad oggi. Dopo interventi consistenti sotto tutti i punti di vista, siamo ancora nella necessità di metterci mano. Le soffolte sono messe, più o meno velatamente, sotto accusa. Motivi politici o ambientali o di ritorno economico. Noi su questo siamo d’accordo con l’amministrazione, le soffolte funzionano ed hanno funzionato: la gran parte del nostro litorale non ha mai avuto una spiaggia simile, una estensione tanto grande. Il prezzo che stiamo pagando è un peggioramento della sabbia, diventata durissima e sempre bagnata. I più vecchi o meno giovani ricordano benissimo gli anni in cui il mare arrivava sempre alle baracche o era possibile pescare da piazza Guerrazzi direttamente sotto il muro. Quindi, a nostro avviso, dalle soffolte non si torna indietro. Si finisca il lavoro dove deve essere completato e dopo, per un certo periodo, si evitino operazioni continue di ripascimenti con sorbone o continui trasporti di sabbia, pensiamo anche al mare, a quello che in esso vive o viveva. Sarebbe comunque auspicabile uno studio attuale sulle dinamiche marine relative alla nostra costa, alla luce degli interventi fatti a mare, le soffolte, i ripascimenti e le opere fatte a ridosso della costa, allungamento di pennelli o argini e barriere emerse allo sbocco di canali e corsi d’acqua: non a caso a ridosso di questi si sono creati degli imponenti accumuli di sabbia e vicino la sabbia è sparita. Quindi interveniamo nei limiti del necessario, magari usiamo materiali meno frammentati per il rialzamento delle barriere, valutiamo bene le situazioni ma ricordiamo sempre che il mare dovrebbe essere mare e non trattarlo solo come una fonte economica.
E parliamone, l’amministrazione si faccia carico di organizzare dei momenti di dibattito pubblico dove scambiarsi informazioni ed essere messi a conoscenza dei progetti. C’è l’impressione che siano sempre gli stessi a discutere e decidere... Di sicuro non è così ma dimostriamolo. —
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