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Minacce e violenze al vigilante dopo il furto di alimenti

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Minacce e violenze al vigilante dopo il furto di alimenti

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grosseto. Fu un furto ma fu anche una rapina impropria quell’episodio avvenuto all’esterno del supermercato Penny di Grosseto, il 18 ottobre 2018, quando due clienti furono visti uscire con merce non pagata.

Così ha deciso il giudice Marco Mezzaluna nel procedimento (rito abbreviato) che vedeva imputati Stefano Andreini, 62 anni, e Anda Ecaterina Cretulescu, 41 anni. Entrambi sono stati condannati per furto, Andreini anche per rapina impropria: complessivamente lui a 1 anno e 10 mesi più 440 euro, lei a 8 mesi e 200 euro. Andreini è stato condannato anche a versare 4.000 euro all’addetto alla vigilanza, costituito parte civile con l’avvocata Francesca Barbolini di Firenze.

Assolti invece entrambi dall’accusa di calunnia, in relazione alla denuncia sporta nei confronti dell’addetto alla sicurezza, incolpato ingiustamente di sequestro di persona, violenza privata e lesioni personali: il fatto non costituisce reato.

Secondo la ricostruzione, i due avrebbero preso dagli scaffali numerosi generi alimentari pagandone solamente alcuni alla cassa: gli altri erano stati nascosti in uno zaino e in una borsa. I movimenti erano stati seguiti dall’addetto, che li aveva raggiunti all’auto e aveva chiesto di mostrare scontrino e contenuto delle borse. E qui era avvenuto il parapiglia. Secondo gli imputati, a dare il via sarebbe stato il vigilante, che avrebbe stretto il polso alla donna causandole dolore; versione confermata da Andreini, che aveva negato di aver usato violenza. Ma il giudice ritiene decisiva la testimonianza della cassiera, intervenuta poco dopo: quest’ultima ha spiegato di aver visto Andreini spingere l’addetto alla vigilanza mentre questi spiegava alla donna che dentro la bauliera c’erano uno zainetto e una borsa con i prodotti non pagati. Una testimonianza non interessata che il giudice ritiene attendibile anche e soprattutto perché la donna era intervenuta per calmare gli animi. Solamente l’intervento della polizia aveva poi portato alla scoperta della merce nello zaino messo nel portabagagli. Dunque il vigilante non aveva aggredito alcuno e l’azione dei due imputati sarebbe stata «motivata esclusivamente dall’esigenza di sottrarsi al controllo e di respingere i tentativi del vigilante di recuperare la refurtiva». —

P.S.

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