Il Tirreno

Grosseto

ambiente: nuovo allarme

Scorie, coro di no da ambientalisti, Provincia, Regione e politici

Lina Senserini
Scorie, coro di no da ambientalisti, Provincia, Regione e politici

Forum Ambientalista: "Scelta incomprensibile, sono terreni franosi", Vivarelli Colonna (Provincia): "Questa terra vive di agricoltura"

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CAMPAGNATICO. Il sindaco di Campagnatico, Luca Grisanti, li ha chiamati a raccolta, ma loro erano già lì.

I comitati ambientalisti che da mesi si battono contro il progetto di ripristino delle cave di Pietratonda utilizzando i gessi rossi, sono anche gli stessi da anni in prima linea per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. E anche questa volta sono pronti a fare la loro parte se mai dovesse essercene bisogno.

Roberto Barocci, del Forum ambientalista di Grosseto, veterano di tutte le battaglie per proteggere la Maremma, è letteralmente basito dalla notizia. «Ma come è possibile che aree geologicamente molto recenti possano essere considerate idonee per stoccare in sicurezza materiali così pericolosi?», si chiede. «Per loro stessa natura sono soggette a frequenti frane, smottamenti, crolli, subsidenza, oltre che fenomeni sismici. In Italia ci sono aree di pianura molto più adatte dal punto di vista idrogeologico, non si capisce perché sia stato scelto un sito del genere. Ma del resto, non è la prima volta che la nostra provincia viene coinvolta in vicende di smaltimento di rifiuti pericolosi nell’indifferenza dei responsabili politici e nella sudditanza opportunista (nel senso della carriera) di organi tecnici, che esprimono pareri favorevoli a progetti molto rischiosi. Tutelandosi poi con prescrizioni a futura memoria, pur essendo consapevoli della mancanza di possibilità di compiere le conseguenti attività di controllo e verifica sulla esecuzione delle stesse loro prescrizioni», dice Barocci.

Letteralmente senza parole i componenti del Comitato Val di Farma, cui si deve aver evitato negli anni diversi scempi ambientali.

«Di fronte a notizie come queste – dicono – ci chiediamo che cosa esattamente intendano gli amministratori di ogni ordine e grado con l’espressione “tutela dell’ambiente “e della “salute” dei cittadini. È necessario un cambio di rotta e invece si va sempre più verso il baratro. Va bene, usiamo i luoghi indicati come deposito di rifiuti radioattivi e chissà cos’altro, ma smettiamola di parlare di ambiente, di clima, di sostenibilità. Eliminiamo queste parole dal nostro vocabolario, facciamola finita e diciamo chiaramente che non ce ne importa niente di inquinare, di ammalarsi e di morire. Non sappiamo se cedere alla rabbia o allo sconforto».

Fa sentire la propria voce anche il neocostituito Comitato per il no ai gessi rossi, che raccoglie i cittadini di Paganico e Campagnatico.

«Nonostante il progetto non abbia a che fare con il progetto di ripristino delle ex cave di Pietratonda, la notizia ci desta non poche preoccupazioni. Il nostro comitato si occupa di tematiche che possono avere determinati impatti sul territorio e per questo cercheremo di fare maggiore chiarezza sugli effetti che un deposito nucleare potrebbe avere nel cuore della Maremma», concludono.

REGIONE E PROVINCIA COMPATTE: NO BIPARTISAN

Da Regione e Provincia, posizione bipartisan contro la mappa dei siti potenzialmente idonei allo stoccaggio delle scorie nucleari.

Il presidente della Regione Eugenio Giani - insieme all’assessora all’Ambiente Monia Monni, ai consiglieri di maggioranza (Donatella Spadi, Pd) e di minoranza (Andrea Ulmi, Lega) - e il presidente della Provincia, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, non hanno dubbi: netta contrarietà riguardo all’individuazione in Toscana dei due siti per lo smaltimento di scorie nucleari.

«È contraddittorio - dice il presidente Giani - valorizzare scenari paesistici che, come nel caso della Val d’Orcia, sono patrimonio mondiali dell’Unesco, e prevedere poi depositi di scorie di materiale radioattivo, pur frutto di lavorazioni medicali. Sono convinto che il governo si ricreda sull’utilità della scelta, ipotizzata in aree come la bellissima Trequanda, ai confini della Val d’Orcia, o l’affascinante Campagnatico, immerso nei tratti più belli della Maremma, che costituiscono un valore ambientale unico al mondo».

Sulla stessa linea l’assessora all’ambiente Monia Monni. «In attesa di ulteriori comunicazioni ufficiali, affermiamo la nostra netta contrarietà alle possibili localizzazioni toscane, che faremo valere in tutti i luoghi deputati e con tutti gli strumenti utili, a partire dalla consultazione pubblica prevista per individuare il sito più idoneo», dice.

Sarà la Regione a farsi carico di ogni valutazione, carte alla mano, «e certamente non starà a guardare di fronte all’ipotesi che emerge dalla mappa elaborata dalla Sogin, cui siamo nettamente contrari», è la posizione della consigliera Pd di Grosseto, Donatella Spadi. «La tutela della salute e della qualità dell’ambiente sono le nostre priorità, ma attenzione a non fare allarmismo, che sarebbe solo controproducente in questa fase».

Scelta illogica e incomprensibile, la bolla il consigliere regionale della Lega, Andrea Ulmi. «Campagnatico, proprio nelle scorse settimane, è stato scelto come luogo da visitare nelle giornate del Fai, non mi sembra proprio che possa essere considerato territorio adatto a stoccare rifiuti di così elevata pericolosità», aggiunge chiamando in causa il presidente Giani e l’assessore Leonardo Marras (Pd), espressione della Maremma, e ribadendo il proprio appoggio al sindaco di Campagnatico Luca Grisanti.

«Seguo la delicata questione con estrema apprensione - dichiara il presidente della Provincia e sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna - poiché si tratta sicuramente di una materia complessa e controversa: se da una parte c’è la necessità di creare un centro unico di smaltimento sicuro, ci sono numerosi aspetti da tenere in considerazione. Come amministrazione abbiamo sempre messo l’ambiente al primo posto e non potrebbe essere altrimenti, visto l’incommensurabile valore che l’ecosistema maremmano rappresenta per la nostra comunità e per la nostra economia. La Maremma una terra che vive di agricoltura e di turismo. Portare sul territorio un deposito di scorie radioattive non si sposa con questa vocazione», conclude precisando che «alla lista delle aree e alle spiegazioni dei tecnici, deve seguire obbligatoriamente un percorso partecipativo, che tenga conto della volontà dell’intera comunità, dai cittadini alle associazioni di categoria e istituzioni del territorio».

IL CENTRODESTRA

Per la politica locale il no a ogni anche lontana ipotesi di ritrovarsi le scorie radioattive a Campagnatico è collettivo.

Da Forza Italia alla Lega, da Fratelli d’Italia, all’Udc per finire a CasaPound, parlamentari e segretari politici, sono compatti contro la mappa della Sogin (e l’attuale governo). In realtà è almeno dal 2003 che a Roma si pianifica la realizzazione di un deposito nazionale per le scorie radioattive e questo passaggio non è che l’epilogo di un percorso avviato allora. Solo che la carta è stata finalmente desecretata.

Va all’attacco del governo, il deputato grossetano della Lega Mario Lolini, che chiederà spiegazioni al ministro Sergio Costa. «Come membro della commissione agricoltura - spiega - mi domando che senso abbia puntare su colture di pregio se poi, in mezzo a queste, si va a creare un deposito di rifiuti radioattivi. Qualcuno ha effettuato un sopralluogo della zona? Vedo in questa decisione un rischio che non è solo per l’ambiente, ma anche per due importanti settori economici della Maremma: l’agricoltura e il turismo. Se penso che la scelta in Toscana è caduta su Campagnatico e Pienza, vuol dire che i meriti di chi ha preservato la natura e puntato sulla qualità dei luoghi e dei prodotti non vengono considerati. Il ministro Costa farebbe meglio a ricordarsi, in queste occasioni, di essere un "dichiarato" ambientalista», conclude Lolini.

Sulla stessa linea anche Fabrizio Rossi, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, e Bruno Ceccherini, commissario provinciale. «Ci sfugge la logica che avrebbe portato il ministro dell’ambiente a far ricadere la scelta su Campagnatico e Pienza. Il primo è nelle campagne della Maremma, a due passi dal bacino idrografico dell’Ombrone, la seconda in piena Val d’Orcia. Pensare di stoccare rifiuti radioattivi in territori che hanno una prevalente vocazione agroalimentare, naturalistica e turistica è da pazzi. Ci batteremo in ogni sede e con ogni mezzo, anche pronti a fare le barricate con i cittadini e i sindaci, affinché questo scempio non venga attuato», concludono.

Elisabetta Ripani e Sandro Marrini, Forza Italia, invece, annunciano un’interrogazione parlamentare «per conoscere criteri e parametri che hanno portato all’individuazione della zona maremmana, seppur come area potenziale. Comune, Provincia, Regione, comitati, cittadini e politica tutta uniscano le forze per contrastare un piano rifiuti che per la Maremma è totalmente inammissibile e compromettente», scrivono, chiedendo l’intervento del presidente della Regione Eugenio Giani.

Pieno sostegno al sindaco di Campagnatico arriva dall’Udc provinciale, per bocca del vicecommissario vicario provinciale, Gianluigi Ferrara, che chiama in causa anche la Regione, invitando Giani a prendere posizione a tutela del territorio.

Reazioni anche dal gruppo militante CasaPound di Grosseto, secondo cui «è impensabile un’ipotesi del genere in un territorio incontaminato, con poche costruzioni, urbanizzazione limitata, quasi totale assenza di industrie».

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