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Analisi, attesa fuori al freddo Proteste davanti all’ospedale

Francesca Ferri
Analisi, attesa fuori al freddo Proteste davanti all’ospedale

La prenotazione non è obbligatoria, 20 persone lasciate fuori per un’ora e mezza Il sindaco Bartalini: «Timori per la presenza dell’ala Covid, spero si potenzi il Cup»

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Francesca Ferri

CASTEL DEL PIANO. Tutti in fila, fuori, con una temperatura di zero gradi o poco più, in una gelida mattina di inizio gennaio, sotto a un tendone senza protezioni laterali, in attesa di entrare per le analisi del sangue. Un’attesa che è durata anche un’ora e mezza.

Succede all’ospedale di Castel del Piano la mattina di lunedì 4 gennaio. Una ventina di persone – bambini, adulti, anziani – che erano andate a fare le analisi senza prenotazione, perché non c’è alcun obbligo di farla, sono state tenute fuori dalla sala d’attesa, all’aperto, «per via del Covid», è stato detto loro, senza ulteriori indicazioni, senza conforto e, lamenta qualcuno, con maniere spicciole. «Non dipende da noi, così ci hanno detto di fare», è stata la giustificazione del personale.

Oltre al disagio, le persone in attesa sono rimaste sorprese dal trattamento, visto che a primavera e in estate chi doveva farsi prelevare il sangue veniva fatto entrare, con le dovute distanze interpersonali segnate da appositi spazi.

Insomma, un disagio grosso – per non parlare del rischio di prendersi, come minimo, un raffreddore – tanto che qualcuno ha chiamato il sindaco. Che è corso a vedere.

«Era il primo lunedì dopo il fine settimana e i giorni festivi ed è stata una giornata piena – spiega il sindaco Michele Bartalini –. Ho parlato con il personale: hanno messo questo tendone, ma la gente si assembrava all’ingresso e l’infermiera si è un po’ scaldata».

Ma cosa è cambiato rispetto alla primavera e all’estate, quando si poteva aspettare, distanziati, dentro?

È qui la chiave del problema, spiega il sindaco. «La preoccupazione dell’ospedale è che c’è l’ala Covid – dice Bartalini –. E anche se è al secondo piano, mentre le analisi si fanno al primo, si è adottata la massima prudenza». L’ala Covid occupa un piano e vi vengono ricoverati i pazienti non gravi ma che non possono essere seguiti a casa.

Dunque sarà sempre così? Non sarebbe il caso di organizzarsi meglio, magari rendendo la prenotazione obbligatoria, in modo da non far aspettare la gente all’addiaccio? «L’Asl ci ha spiegato che è stato un caso – conclude il sindaco – e col responsabile dell’ospedale abbiamo visto che potrebbe esserci spazio fino nel corridoio, che è abbastanza lungo. Speriamo anche in un potenziamento del Cup per fare le prenotazioni». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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