Il Tirreno

Grosseto

profeta in patria 

Cervelli in fuga rientrati a Grosseto grazie a Milani

M.F.

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grosseto. «L’attaccamento al posto in cui sei nato è una cosa irrazionale. Io provo un affetto per la Maremma che va oltre il ragionamento logico». Roberto Milani questo concetto lo ha chiaro in testa e lo ha fatto proprio.

Ed è poi il motivo per cui ha deciso di tornare a Grosseto con la moglie nel 2002, per crescere qui i loro tre figli adesso di 17, 15 e 10 anni. Fondando un’azienda dopo aver lavorato per anni a Pisa, e aver conosciuto sua moglie all’estero, nel periodo delle peregrinazioni per lavoro in giro per il mondo.

“Ritorno a Itaca”, ritorno a casa e alle origini che condivide con un altro concittadino illustre come Roberto Ricci - come lui imprenditore di successo con la RRD (Roberto Ricci Design) – del quale è stato compagno di banco al liceo scientifico Marconi di Grosseto. Quando si dice il karma.

«All’inizio ho lavorato a casa, per tre anni. Poi nel 2005 abbiamo aperto la prima sede in via Gramsci, e nel 2007 ci siamo trasferiti nell’ufficio in fondo a via Siria, dove siamo ancora. Nella mia prima esperienza lavorativa a Pisa, ho conosciuto una decina di studenti grossetani in ingegneria che hanno svolto stage o progetti di ricerca - dice - Per questo quando abbiamo aperto l’azienda a Grosseto, ne abbiamo riportati in città dodici che lavoravano fuori. Poi abbiamo convinto a venire a vivere qui altri ingegneri da diverse zone d’Italia, attratti anche dalla qualità della vita e dall’ambiente. Alla fine, però, come azienda siamo dovuti “emigrare” a Firenze, dove abbiamo la sede legale, per trovare le risorse umane che ci servivano per crescere. Per cui oggi a Grosseto abbiamo solo un’unità produttiva, anche se l’azienda è nata qui per iniziativa di tre grossetani».

Milani lo dice con evidente rammarico. «A Grosseto purtroppo non ci sono le risorse umane che ci servono per svilupparci. Sono troppo pochi i laureati in ingegneria e informatica, anche perché probabilmente è un percorso di studi costoso da sostenere in un’altra città. E quando in passato è stato costituito il polo universitario, si è preferito puntare su archeologia e legge, che su materie scientifico/tecnologiche. Per fortuna da qualche tempo abbiamo un buon rapporto con l’Istituto tecnico industriale del Polo Manetti-Porciatti, che ha portato in azienda ad oggi ben 17 loro diplomati, spesso conosciuti attraverso progetti formativi». — M.F.

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