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Quattro montoni spolpati e il predatore non lascia resti: risarcimento a rischio

Francesca Ferri
Quattro montoni spolpati e il predatore non lascia resti: risarcimento a rischio

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SATURNIA. Vigilia di Natale amara per l’allevatore Paolo Ciacci dell’azienda Saturnia, nell’omonima frazione di Manciano. Quattro montoni di razza Appeninica, «una razza in via di estinzione», spiega Ciacci, sono stati assaliti e mangiati da uno o più predatori – lupi o ibridi – tra il 23 e il 24 dicembre. Ma più amaro ancora, se possibile, è stato il Natale. Il veterinario, arrivato proprio il 25 dicembre, non ha potuto redigere il verbale, che è indispensabile perché l’allevatore possa chiedere il rimborso del danno, perché i predatori si sono mangiati fino all’ultima polpa, senza lasciare la testa e il collo, necessari per l’analisi preliminare al verbale.

Insomma, oltre al danno la beffa. «O anche becchi e mazziati – dice Ciacci senza tanti giri di parole – e vorrei che questo aspetto venisse evidenziato. I predatori hanno lasciato giusto un po’ di pelo e qualche osso. Io chiederò lo stesso i danni, voglio proprio vedere se qualcuno ha il coraggio di non riconoscermeli».

Danni a un gregge che è uno dei più grandi della provincia, allevato allo stato brado e sorvegliato da dieci cani da guardiania. Ma che negli anni è stato più volte preso di mira dai predatori, con pesantissime perdite.

«Avevo 756 pecore – spiega Ciacci – e ne ho perse 250, uccise dai predatori. Praticamente un terzo del gregge. Ma ormai noi allevatori, grandi o piccoli, siamo avvezzi. Altri colleghi che hanno le pecore qui nei dintorni hanno subito degli attacchi con perdite pesanti».

Rispetto alle volte precedenti, questo attacco è anche più inquietante. I montoni erano infatti custoditi a un centinaio di metri dal paese, nella zona della bocciofila, in fondo alla piazza principiale di Saturnia. Il predatore o i predatori, insomma, si sono spinti fino sotto alle case.

Quanti fossero non si sa. «Ma nei giorni precedenti – spiega Ciacci – c’è stata una battuta di caccia al cinghiale e i cacciatori hanno visto un branco di sette lupi o incroci tra cane e lupo aggirarsi nei dintorni». Non solo.

«Quando viene il freddo questi predatori calano a valle – spiega l’allevatore –. Noi abbiamo dieci cani pastore maremmani, che non sto a dire quanto costano per mantenerli, e che quando piove non sentono più gli odori, perché la pioggia li attutisce, e dunque non riescono a proteggere bene il gregge».

Insomma, una situazione drammatica.

La presidente del Comitato Pastori d’Italia, Mirella Pastorelli, esprime la massima solidarietà da parte del Comitato all’azienda di Paolo Ciacci. «Per senso di responsabilità – dice Pastorelli – verso le tante aziende del settore, ma anche verso l’intera collettività, la quale non può vivere nella paura, denunciamo con forza quanto accaduto. La paura causata da un branco di predatori che si aggirano tranquillamente per le campagne mancianesi, e che spesso si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo, non può essere più tollerata. Pertanto, richiamiamo ancora una volta, l’attenzione della politica su questo, come su altri episodi accaduti e così pericolosi».

Nei giorni scorsi il comitato ha incontrato l’assessora regionale all’Agricoltura Stefania Saccardi che, a detta del comitato, si è resa disponibile a trovare una soluzione. Stavolta pastorelli fa appello anche al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, perché attui il Piano Lupo, fermo da mesi, e preveda l’abbattimento del 5% dei predatori nella Regione Toscana, «così che la Regione diventi pioniera in Italia, nell’attuazione di tale piano», conclude Pastorelli. —

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