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Resta ancora nel libro dei sogni la rinascita della colonia marina
Costruita nel 1931 in via delle Collacchie, è stata al centro di dibattiti e percorsi partecipati ma non si è mai mosso nulla
il simbolo
michele nannini
Da quasi cento anni è lì: è arrivata fino a noi, ma il suo stato di salute è tutt’altro che ottimale, e ogni giorno che passa un piccolo pezzo di una storica testimonianza del secolo scorso si sgretola sotto il peso del tempo che passa.
Era il 19 luglio del 1931 quando la colonia marina di via delle Collacchie a Follonica veniva inaugurata in pompa magna da Giovanni Battista Giurati, all’epoca presidente della Camera dei deputati nonché segretario del Partito nazionale fascista.
Si era in pieno Ventennio e anche il periferico, allora, paese di Follonica (il censimento di quell’anno registrava 5.104 abitanti) poté da quel giorno vantarsi di una struttura al passo con i tempi e destinata ad accogliere migliaia di bambini ogni anno per le tradizionali vacanze estive sul mare.
Non era la prima colonia in zona, una struttura simile c’era già nel 1917 riservata agli orfani di guerra e ai figli sofferenti dei richiamati. In un solo anno la colonia follonichese venne costruita, inaugurata e intitolata a Luigi Pierazzi, giurista e agricoltore, per molti anni presidente della provincia di Grosseto.
Nella colonia trovavano ospitalità ogni anno fino a 1.700 bambini, capienza ridotta drasticamente dopo la seconda guerra mondiale quando un bombardamento ne limitò l’ampiezza dividendo la struttura originaria in due tronconi tuttora affiancati, uno dei quali diventato residenza assistita per anziani.
L’attività di colonia nell’edificio principale rimase attiva fino agli anni ’70 del secolo scorso funzionando in inverno e in estate, ospitando non solo bambini e ragazzi ma fungendo anche da soluzione emergenziale, ad esempio, per gli sfollati del Polesine e per i profughi ungheresi nel 1956.
L’epoca d’oro della colonia, progetta da Ernesto Galli e ispirata nelle forme alla Basilica Emilia del foro romano, si concluse in quegli anni, quando l’edificio iniziò a essere utilizzato per altri scopi sempre legati alla funzione pubblica ma ben lontani da quelli originari.
Negli ultimi 40 anni la colonia è stata sede di scuola materna, elementare e media fino al 1993 quando iniziò a diventare la casa di numerose associazioni cittadine di protezione civile, sport, volontariato fino a essere utilizzata per l’assistenza ai senza fissa dimora e per l’emergenza profughi.
Inesorabile e triste filo conduttore di questo scorcio di esistenza della colonia è stato il suo lento ma evidente declino, sia nei locali interni che nelle strutture esterne, tanto che ormai l’edificio è vuoto e inutilizzato da due anni: gli accessi sbarrati e gli enormi corridoi ricordano solo da lontano ciò che per oltre 70 anni questa struttura ha rappresentato per Follonica e i suoi abitanti.
L’intonaco che crolla o i vetri rotti sono il minore dei mali, impensieriscono piuttosto i terrazzi e la copertura, eppure nonostante il delicato posizionamento in riva al mare, la colonia è ancora lì che resiste, offrendo la sua triste veduta alle migliaia di turisti che ogni anno riempiono la spiaggia, abituati ad avere quel colosso giallo decadente dietro le spalle.
Di destinazioni future della colonia, probabili e improbabili, realistiche o utopiche, sbandierate da destra e da sinistra a ogni campagna elettorale, ne sono emerse a decine. Ma anche i follonichesi hanno avuto più volte la possibilità di alzare la voce e di partecipare ai processi decisionali sul futuro della struttura.
Risale a quasi dieci anni fa l’ultimo lavoro collegiale, il processo partecipato promosso dall’allora giunta guidata da Eleonora Baldi, che partorì tre proposte tutte legate al sociale: un ostello o comunque un ritorno alla funzione di colonia per bambini, uno spazio per le associazioni, servizi sociali da collegare alla funzione ricettiva. Fu uno splendido e partecipato lavoro che però è rimasto solo un bel libro di intenti, con il non secondario problema che le condizioni della struttura sono ulteriormente peggiorate.
Le ultime idee sul futuro della colonia sembrano indirizzate verso un utilizzo turistico-sociale dell’edificio, ipotesi più volte ribadita dal sindaco Andrea Benini fin dal 2014, puntando senza alcun tentennamento a un mantenimento della proprietà pubblica a ogni costo.
Quasi cento anni dopo la destra (di allora) e la sinistra (di oggi) sembrano avere la stessa idea sulla funzione primaria riservata alla colonia. Non c’è nessuna apertura a una eventuale ipotesi di alienazione per destinare l’area a privati in grado di realizzarne un polo turistico e ricettivo, strada ritenuta non percorribile ma che spesso, per realtà simili in altre zone litoranee, è stata intrapresa salvando strutture dal futuro incerto: come successo pochi mesi fa per la Stella Maris, la colonia costruita poche centinaia di metri più a sud a cavallo fra Follonica e Scarlino, venduta di recente dalla curia di Siena a una società locale; diverse sono però le dimensioni e l’età della struttura, più giovane di una ventina di anni e meglio mantenuta ma soprattutto di proprietà privata e adesso pronta a ospitare appartamenti e camere di albergo.
Intanto la colonia marina resiste, scolorita e decadente, con ancora tracce della maestosa scritta di epoca fascista installata sul frontespizio lato mare, in attesa che a ormai quasi un secolo dalla sua costruzione i follonichesi del terzo millennio ne decidano le sorti. Magari prima che sia troppo tardi. –
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