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Immigrazione clandestina, cinque condanne
Al principale imputato tre anni e mezzo, poi pene tra i due anni e i due anni e mezzo. Assoluzione per tutti gli altri
Alfredo Faetti
grosseto. Cinque condanne con pene che superano in un caso anche i tre anni di reclusione: si conclude così il procedimento nato dopo l’Operazione Caccia, nome in codice delle indagini condotte dai carabinieri dell’Ispettorato del lavoro, del Nucleo operativo e della sezione di pg della Procura su un sistema di immigrazione clandestina in Maremma. Un fascicolo aperto nel 2010.
Il collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti, Andrea Stramenga) ha inflitto la pena più alta al principale imputato: Marcello Moretti, 67 anni difeso dall’avvocato Luigi Conti, fino al 2009 dipendente di Confesercenti (l’associazione è estranea ai fatti), condannato a tre anni e sei mesi e 95mila euro di multa per aver favorito, in tre diversi episodi a cavallo tra il 2010 e il 2011, l’ingresso di persone straniere in Italia violando le disposizioni previste dal Testo unico in materia di immigrazione. Stesso reato per cui è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione Reno Kaja, (35 anni, albanese difeso da Roberto Cerboni) titolare di un’impresa di servizi agricoli, e a due anni ciascuno Chandrasekara Adikari Koralage (43 anni, dello Sri Lanka, difeso da Andrea Coscarelli - pena sospesa), Hai Abdul (42 anni del Bangladesh, difeso da Tania Amarugi) e Paolo Palumbo (53 anni, all’epoca titolare di un’agenzia di infortunistica, difeso da Filippo Maria Bougleux). Assolti gli altri otto imputati nel procedimento: Chiara Chimienti (40 anni, avvocati Cecilia Corsini e Paolo Valiani) imputata in qualità di dipendente di Confesercenti, Md Manik (54 anni, del Bangladesh, boscaiolo, difeso da Paola Conti - in aula Matteo Monticini), Rranja Petrit (43 anni, albanese) e Labri Morjana (55 anni, del Marocco - entrambi difesi da Roberto Cerboni), Antonio Sanna (68 anni, Giuseppe Nicosia), Mudiyanselage Abeykoon (34 anni, Sri Lanka) e Dinesh Wijesuriya (40 anni, Sri Lanka - per entrambi Michela Santini), Patrizia Favetta, 64 anni, imputata in qualità di funzionaria dello Sportello unico per l’immigrazione (avvocato Roberto Burzi). Sono intervenute anche prescrizioni.
Moretti, oltre a essere interdetto dai pubblici uffici per 5 anni, è stato condannato a risarcire i danni in separata sede alla Co.Ser. srl e a Pier Ferruccio Lucheroni che di Confesercenti è ora presidente onorario.
I cinque condannati sono stati assolti da altri reati, come una presunta violenza sessuale, ipotizzata per Moretti (il fatto non sussiste) sempre nell’ottica dell’immigrazione clandestina. Reati per cui in alcuni casi ha chiesto l’assoluzione anche il pubblico ministero Arianna Ciavattini, che si è concentrata invece sugli episodi finiti nel dispositivo, chiedendo pene anche più severe. Per Moretti, ad esempio, la richiesta era stata di 7 anni e mezzo più 95mila euro di multa per quattro capi di imputazione, compreso quello proveniente da un procedimento similare riunito.
Le difese, dal canto loro, hanno puntato il dito proprio sulle prove dell’accusa, a loro dire basate principalmente su intercettazioni. Secondo quanto ricostruito, per fare un esempio, alla fine del 2010, Chandrasekara sarebbe andato all’estero per reclutare persone interessate ad un nulla osta per l’Italia e Moretti avrebbe assicurato a cinque di queste di aver reperito delle ditte pronte ad assumerli e forte di questa falsa promessa le ha invitate a recarsi in Prefettura per il rilascio del permesso di soggiorno. Un sistema che si sarebbe ripetuto anche in altre due occasioni. In un altro episodio, Moretti avrebbe dato disposizione su come inoltrare domande di assunzione a Reno, il quale avrebbe creato una ditta con l’obiettivo unico per richiedere manodopera e con essa il nulla osta per i dipendenti. Diverso il metodo per cui è stato condannato Palumbo, il quale, secondo l’accusa, avrebbe presentato domande di assunzione a nome dei datori di lavoro (in realtà ignari) favorendo così l’ingresso in Italia di cinque persone straniere. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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