Il Tirreno

Grosseto

l’interrogatorio 

I tre rapinatori restano in carcere

F.G.
I tre rapinatori restano in carcere

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grosseto. Sono stati traditi dalla paletta finta, con il fischietto attaccato in fondo, lasciata in una siepe nella strada di Fiumara, scoperta il giorno dopo la rapina subita da un cittadino indiano che vive a Castiglione della Pescaia finito in un agguato organizzato da tre ragazzi, due dei quali suoi conoscenti. Venerdì, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, ha interrogato i tre ragazzi arrestati dai carabinieri di Grosseto che hanno svolte le indagini dopo che l’uomo di nazionalità indiana era andato a denunciare di essere stato rapinato dopo essere stato fermato a un finto posto di blocco. Con lui in caserma c’era andato anche Ioan Frant, 19 anni, uno dei tre giovani (difeso dall’avvocato Manuele Adami) che venerdì ha risposto alle domande del giudice. Lo stesso ha fatto Alexandru Ionut Onalau, 18 anni, difeso dall’avvocato Tommaso Galletti. Il diciottenne, residente da anni a Grosseto come gli altri due ragazzi rinchiusi in carcere, frequenta la quarta superiore e lavora come manovale edile per mantenersi e per dare una mano alla sua famiglia. Con loro c’era anche Robert Gabriel Cornea, 22 anni: il ragazzo, assistito dall’avvocato Giacomo De Cesaris, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Rimasto da poco disoccupato dopo aver fatto qualche lavoretto estivo, anche lui come Frant aveva lavorato nell’edilizia. La loro non sembrerebbe essere un’esistenza criminale. Ma il reato contestato, quello di rapina a mano armata, è un reato grave che potrebbe costare molto ai tre ragazzi che per far cadere nella trappola che avevano organizzato l’uomo che doveva portare 10mila 500 euro a Roma, hanno utilizzato anche una pistola giocattolo alla quale però avevano tolto il tappo rosso.

L’uomo di origini indiane che aveva chiesto un passaggio a Frant, si era subito accorto che qualcosa non andava quando è salito sull’Alfa 156 per raggiungere la Capitale. Il ragazzo, conosciuto (e forse anche scelto) dall’uomo per la sua guida spericolata e ad alta velocità, il 18 novembre teneva un’andatura tranquilla. Durante la guida poi, il ragazzo continuava a tenere in mano il cellulare e a inviare messaggi, probabilmente agli altri due complici che stavano aspettando il passaggio dell’auto sulla strada delle Collacchie dove poi, Onalau si è affacciato con la finta paletta in mano, per farli fermare. — F.G.

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