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Opus progetta imbarcazioni a basso impatto ambientale

giulia sili
Opus progetta imbarcazioni a basso impatto ambientale

L’azienda hi-tech studia un prototipo con appendici alari e propulsione ibrida Batistini ha aperto una sede anche a Bacoli per la ricerca e la produzione

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Un’imbarcazione ibrida, unica nel suo genere, ad altissime prestazioni e a basso impatto ambientale: dietro all’innovativo progetto in via di sviluppo a Napoli c’è il cuore di Follonica.

La Opus Automazione, l’azienda hi-tech con sede nella città del golfo, continua infatti ad immaginare progetti e tecnologie per il futuro e questa volta per farlo si è spostata fino in Campania dove sta aprendo un nuovo investimento nell’area napoletana a Baia (Bacoli), che in una prima fase sarà relativo alle attività di ricerca, per poi consolidarsi in termini di produzione e servizi. Un progetto che, in tempi di pandemia, apre anche quattro nuove posizioni lavorative. «Non ci siamo mai fermati, neppure in quest’anno così particolare – spiega il follonichese Stefano Batistini, ceo di Opus automazione – la nostra filosofia è accettare sempre nuove sfide, anche entrando in nuovi campi che non ci appartengono ma in cui riusciamo ad essere competitivi grazie alle nostre competenze tecniche che ogni volta modelliamo in base alle esigenze. Il rischio d’impresa è questo, ed è ciò che ci fa crescere giorno dopo giorno, creando nuove opportunità di lavoro per l’azienda e per il territorio».

L’idea è quella di realizzare un nuova imbarcazione che abbia prima di tutto un impatto ambientale sensibilmente ridotto e che dia così anche la possibilità di navigare nelle acque protette come quelle dei parchi nazionali, dei parchi naturali regionali e delle riserve marine e fluviali. Opus è capofila del progetto di ricerca e sviluppo “Tme – Processo automatico per l’implementazione di tecnologie per la mobilità efficiente navale” finanziato dal ministero dell’Economia e delle finanze. Quello che si vuole realizzare è un progetto ambizioso: lavorare ad una nuova tecnologia finalizzata alla riconversione del parco natanti oggi in circolazione. Il progetto intende, dunque, dare una risposta alle esigenze del mercato in termini di riduzione dell’impatto ambientale e dei consumi, prestazioni e affidabilità, puntando su tecnologie innovative che possano far coesistere tutti questi elementi.

A far parte del progetto, insieme ad Opus, ci sono l’azienda leader nella produzione dei gommoni di alta gamma, Coastal Boat, e l’università Parthenope di Napoli. All’iniziativa hanno poi preso parte come consulenti anche gli studi Newtak engineering e KforBusiness. «Apriremo a breve una sede a Napoli – spiega Batistini – e abbiamo già avviato la ricerca di personale: assumeremo quattro dipendenti. Il progetto è iniziato nei primi mesi del 2019 e finalmente siamo arrivati alla fase finale: nei prossimi tre anni abbiamo il compito di realizzare il primo prototipo di imbarcazione dotata di appendici alari e di un sistema di propulsione ibrida. La prima fase riguarderà la creazione delle apparecchiature e i test in acqua e fuori acqua, poi passeremo all’assemblaggio».

Il progetto prevede di dotare le imbarcazione di appendici chiamate “foil” che saranno retrattili e in grado di ridurre l’attrito idrodinamico. I foil, infatti, sono le “ali” che sollevano la barca in mare, visti per la prima volta nella Coppa America di vela. Se utilizzate, queste appendici riducono la resistenza idrodinamica dell’imbarcazione, garantendo le stesse prestazioni con minor potenza e con un risparmio di carburante di circa il 40%. È stato poi immaginato anche un sistema di propulsione ecologico ed efficiente dotato di tecnologia dual fuel e quindi in grado di funzionare a carburante tradizionale-gas oppure ad alimentazione ibrida elettrica. Un po’come avviene per le auto quello che è in fase di elaborazione è un sistema intelligente, con sensori collegati a una centralina di comando, che consentirà di governare l’imbarcazione e la modifica degli assetti rispetto alle condizioni di navigazione per garantire comfort e sicurezza. Queste soluzioni tecniche si propongono anche come rimedio ad alcune “inadeguatezze” del motore diesel, largamente utilizzato nella propulsione nautica, come le consistenti emissioni inquinanti e i costi elevati. Una risposta concreta alle esigenze del mercato in termini di riduzione dell’impatto ambientale e dei consumi, prestazioni e affidabilità, che punta su tecnologie innovative. Grazie a questo sistema, sarà quindi possibile navigare anche in acque protette, senza danneggiare l’ecosistema. — giulia sili



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