Meteo
In auto nel dirupo «Sono stato 7 ore dentro a una bara di metallo»
Salvato da due poliziotti-eroi della stradale di Arcidosso Rossano Mancusi racconta la sua nottata da incubo
CIVITELLA PAGANICO
«Se mi sono salvato e se ho ridotto al minimo le fratture dopo il volo che ho fatto, significa che qualcuno lassù mi ha protetto». Il segretario generale del Comune di Portoferraio, Rossano Mancusi, con una voce ancora flebile racconta al Tirreno la sua tremenda avventura: «Sette ore sono stato sdraiato supino sul tettino della macchina, con i piedi incastrati tra il cruscotto e il volante. Non riuscivo a muoverli. Sentivo tanto dolore alle gambe e al torace. Per fortuna non era un dolore continuo, ma andava e veniva».
Non ricorda nulla di come sia finito nella scarpata in piena campagna, a Lampugnano, tra Castel Porrona e Civitella, con la sua Mercedes C200. «Quando mi sono reso conto della situazione – racconta – ho guardato con la luce del cellulare cosa c’era intorno a me. Sono stati momenti terribili, difficili da raccontare». Da solo, in mezzo alla scarpata, in mezzo al nulla, incastrato tra le lamiere. In più riaffiorava il ricordo del fratello Leonardo, morto in un tragico fuoristrada.
Rossano Mancusi aveva partecipato alla giunta in Comune a Portoferraio poi si era imbarcato con l’ultimo traghetto utile e, una volta a Piombino, aveva avvertito la moglie Paola che stava rientrando a Monteriggioni, dove vivono la famiglia e l’anziana madre. Da Piombino a Monteriggioni la strada è abbastanza impegnativa, con molte curve e controcurve. Ma lui la conosce bene, avendola fatta così tante volte negli anni, prima per raggiungere il paese in cui è nato, Rio nell’Elba, poi da due anni a questa parte per arrivare a Portoferraio dove ricopre l’incarico di segretario generale. Lui, in quelle ore, pur nella disperazione non ha mai smesso di pensare a come mettersi in salvo. «Mi sembrava di trovarmi dentro a una bara di metallo – spiega – ma ero perfettamente cosciente e presente a me stesso. Non volevo scaricare completamente la batteria del cellulare per cui lo tenevo un po’ acceso per poi spegnerlo. Era l’unico filo esile che mi teneva in contatto col mondo di fuori».
Sono riferibili a quelle ore i messaggi inviati un po’ a tutti gli amministratori di Portoferraio, e arrivati più tardi quando il telefono ha ritrovato campo, segnali disperati di Sos lanciati nell’etere. È stata la moglie Paola, non vedendolo arrivare a casa, a dare l’allarme. È stata la polizia stradale di Arcidosso ad agganciare e localizzare la cella telefonica tra Castel Porrona e Civitella, quando erano circa le 4,47, nel comune di Cinigiano. Dopo quasi un’ora di perlustrazione due agenti della stradale hanno individuato le tracce del veicolo nei pressi di Lampugnano, nel comune di Civitella Paganico. «A questo punto devo dire una cosa – aggiunge Mancusi – nella disgrazia ho toccato con mano l’Italia bella, quella fatta da gente votata a fare il bene, ad aiutare le persone in difficoltà, per avere in cambio un sorriso o una semplice stretta di mano. È grazie a quei due poliziotti della stradale se ora posso raccontare queste cose. Poi sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno divelto lo sportello della macchina, un’infermiera del 118 è subito entrata per tranquillizzarmi e farmi una flebo. Non mi ha detto neppure il nome, però è stata preziosa. Quindi mi hanno portato fuori facendomi stendere sulla barella».
Ora Mancusi è all’ospedale di Siena, con qualche costola rotta e una frattura scomposta alla caviglia per cui sarà necessario un intervento chirurgico. Stamani sarà in collegamento con Giancarlo Magalli a “I fatti vostri”, per raccontare la sua vicenda. «Voglio ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e mi hanno salvato – conclude – È merito loro se un episodio potenzialmente tragico ha avuto un finale felice». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google