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Paolo Rossi e Massa Marittima tra amichevoli e interviste
Bruno Pepe giocò contro di lui: «Dopo un contrasto in campo non se la prese» Fu più volte al microfono di Mario Roggi: «Un fuoriclasse, disponibile e umile»
grosseto
C’è stato un momento in cui Massa Marittima era un crocevia della Serie A tra il Nord e Sud Italia. Era il presidente Giuseppe Farina a far gravitare squadre e campioni dal campo di Poggio: e tra questi c’era Paolo Rossi.
La prima volta, con la maglia del Vicenza, era arrivato nella Città del Balestro come la rivelazione del Mondiale argentino dell’78, la seconda volta, con il Milan, era già diventato Pablito. «Una persona semplice», dicono coloro che lo hanno incontrato in quelle occasioni, in campo o negli spogliatoi. «Era una persona di quei tempi, umile e gentile», dice Mario Roggi, giornalista che lo aveva intervistato dopo un’amichevole. Altri tempi, quando il grande calcio italiano faceva capolino anche in provincia. Farina aveva diversi interessi nella zona massetana e quando entrò da protagonista nel mondo del calcio sfruttò il territorio e la sua tenuta immersa nel verde come tappa in occasione delle trasferte nel Sud Italia. Al tempo, non c’erano gli aerei privati delle società: dalla tenuta alla città, le squadre andavano con i pullman dell’allora Massa-Follonica. Così, nell’ottobre del 1978, il Vicenza fece tappa a Massa Marittima sulla strada che portava all’Olimpico di Roma. «Persero 4-3, lo ricordo come fosse oggi», racconta Roggi, che sfruttò la seduta d’allenamento vicentina in quel di Maremma per intervistare Paolo Rossi per Telemaremma. «Lui arrivava dai Mondiali del ’78 in cui ne uscì come la rivelazione – racconta il giornalista – Gli chiesi quali erano le sue sensazioni e mi rispose che era un sogno che si avverava, ma che voleva restare con i piedi per terra». In quel momento, non era ancora Pablito, ma una promessa del calcio italiano. «Ricordo nitidamente quella intervista – prosegue Roggi – La disponibilità, l’umiltà e la pazienza di questo grandissimo personaggio: doti soltanto dei veri fuoriclasse».
Passarono poi sette anni. Rossi passò al Perugia, venne squalificato, tornò alla Juventus e poi al Milan. Ma soprattutto, nel mezzo diventò “Pablito Rossi”, l’eroe di Spagna ’82, un eroe conosciuto in tutto il mondo. «Era un’emozione saperlo in arrivo a Massa Marittima», racconta Marcello Pepe, fotografo, che il 28 dicembre 1985 scese sul campo di Poggio come giocatore per l’amichevole Massetana-Milan. «Tutte le attese erano per lui – prosegue – Era una persona normale, il Mondiale non lo aveva cambiato affatto - racconta Pepe - Io ho giocato novanta minuti quella partita, me la ricordo come se la giocassi adesso; marcavo Giovanni Stroppa». Nel corso della gara, terminata 7-1 per i rossoneri (in gol anche Rossi nel primo tempo), ci furono anche dei contrasti di gioco tra i due. «Ma lui non disse nulla, anzi mi diede una pacca sulla spalla – racconta Pepe – Ma non tutti erano così: una volta giocammo anche contro la Fiorentina e mi capitò un contrasto con Giancarlo Antognoni e lui non la prese bene. Ma Rossi era una persona tranquilla». C’era la pioggia in quel giorno di dicembre e faceva molto freddo, eppure gli spalti del campo di Poggio erano gremiti. «A fine partita ci fu l’invasione di campo e furono in molti a chiedere una foto ai protagonisti, da Agostino Bartolomei a Nils Liedholm. Ma soprattutto a Rossi e lui si mise a disposizione. Era una persona semplice. Come hanno titolato i giornali? Sì, ecco: come noi». Uno che a un primo sguardo poteva passare come uno dei tanti attaccanti andati a segno nel campo di Poggio. Invece, era Paolo Rossi. —
alfredo faetti
altri servizi alle pag. 16 e 17
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