Il Tirreno

Grosseto

Il Pd di Scansano silura il sindaco Marchi

Lina Senserini

«Esperienza conclusa e non ripetibile»: il direttivo appena eletto è critico su tutta la linea e boccia l’ipotesi di un bis nel 2021

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Scansano

Fine dell’era Marchi a Scansano e caccia a un nuovo candidato sindaco, meglio se espressione della società civile. Il Pd del paese collinare, a poco più di un mese dall’elezione del segretario, Rossano Petri, e dalla nomina del nuovo direttivo a fine ottobre, ha approvato a larga maggioranza un documento in cui ritiene «conclusa e non ripetibile l’attuale esperienza di collaborazione amministrativa». E di conseguenza dichiara che «non potrà essere condivisa un’eventuale ricandidatura del sindaco (Francesco Marchi). Impegnandosi, quindi, a cercare un nuovo candidato con le altre forze politiche democratiche», definendo tempi e modi per costruire «una coalizione civica, con una proposta politica ampia e inclusiva, che coinvolga tutto il centro-sinistra, la sinistra e il M5s, aperta alla società civile e alla partecipazione dell’associazionismo», scrive il Pd locale, a sei mesi dalle amministrative del 2021 che vedono anche Scansano tra i comuni al voto.

Parole pesanti che arrivano a sparigliare le carte, ma nemmeno troppo a sorpresa. A giugno, infatti, i dissapori tra Marchi e una parte della maggioranza che sosteneva la sua lista civica, espressione, giova ricordarlo, di una candidatura “bipartisan”, avevano portato alle dimissioni della consigliera e già assessora alla cultura Elisabetta Tollapi. Precedute da una lunga lettera che conteneva anche un duro atto d’accusa al Pd locale e provinciale, suggellate dall’iscrizione di Tollapi al partito di Carlo Calenda. Tre giorni dopo, ecco l’uscita dalla maggioranza dei piddini, Andrea Aniceti e Pasquale Quitadamo, passati a rinforzare le file dell’opposizione e attualmente anche membri di diritto del nuovo direttivo Pd, in quanto consiglieri comunali. Allora, Aniceti e Quitadamo (fino a un anno prima segretario Pd) motivarono la decisione con problemi di “metodo”, ovvero l’esclusione dalle scelte e la mancanza di consultazione da parte del sindaco, appoggiando Tollapi anche sul piano dei contenuti politici delle sue dimissioni. Le stesse motivazioni si ritrovano oggi nel documento che silura Marchi, con il quale, scrive il Pd, «non è stato possibile avere un rapporto saldo e costante», denunciando «la sistematica esclusione dei nostri consiglieri dalle decisioni del governo della cosa pubblica scansanese. Solo la volontà dettata dal rispetto per gli elettori, ci hanno impegnato finora, pur con alcuni distinguo, a garantire la governabilità». Il Pd parla di «disinteresse per le problematiche dei cittadini e del territorio, con il conseguente abbandono del capoluogo e delle frazioni a un’evidente decadenza sociale, economica e di decoro urbano. La prevalente concezione meramente “ragionieristica” della cosa pubblica ha privato la comunità di ogni espressione culturale e associativa, come dimostrano le ripetute chiusure della biblioteca, del Museo archeologico della vite e del vino, l’epilogo indecoroso degli impianti sportivi, con un “palazzo comunale” sempre distante dai cittadini, a danno di tutta la popolazione». —

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