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«Gli interventi di Fai e Cerm per la cripta di Giugnano saranno benvenuti ma...»
L’ingegner Amerini ritiene che si potrebbe innescare un flusso turistico in una fase delicata di recupero dell’importante sito medievale
la tutela
La notizia di un rinnovato interesse per la cripta di Giugnano, prima da parte del Fai e poi del Centro europeo di ricerche medievali, risveglia l’interesse per questo sito anche in paese.
Trent’anni fa, nel 1990, una equipe di giovani appassionati di storia locale, tra i quali Fernando Santoni, Roberto Farinelli, Luigi Biondi e Mario Amerini, aveva affrontato il rischio frana della cripta di Giugnano, provando a coinvolgere Comune e Soprintendenza. Prima ancora, nel 1974, lo stesso ingegner Amerini si era rivolto al sottosegretario al ministro dei beni culturali Enea Piccinelli (Dc), riuscendo a dirottare su Giugnano un primo finanziamento per la messa in sicurezza. Purtroppo quel tentativo di recupero – avvenuto nel 1975 da parte della Soprintendenza – risultò invasivo e inutile. Amerini se ne rammarica ancora oggi: «Non potei controllare personalmente, perché ero impegnato nel servizio militare, lontano da Roccastrada. Solo al mio rientro dall’anno di leva potei visitare il sito e rendermi conto che l’intervento non era ciò che molti (io per primo) avevano sperato. La cripta fu infatti gravata da un massiccia soletta in calcestruzzo, oltretutto squilibrata sugli appoggi laterali e gravante su colonne che già manifestavano, con la loro inclinazione, il pericolo di crollo. Così promisi a me stesso di fare qualcosa per evitare un ulteriore peggioramento della già precaria stabilità delle strutture».
«L’occasione – sono ancora parole di Amerini - si presentò, appunto, nel 1990, insieme ad altri giovani appassionati di storia locale. Pazientemente facemmo il rilievo topografico, ponendo vetrini di monitoraggio degli spostamenti e scoprendo dettagli inediti del sito. Fece seguito un’accurata relazione tecnica che mise a nudo i rischi di crollo della cripta». La relazione, corredata con uno studio di fattibilità e con i costi di recupero, finì anche in Procura per motivazioni collaterali. L’Archeoclub ne presentò una copia al Comune di Roccastrada. Da allora nulla è stato fatto per recuperare il sito, che è composto di due corpi principali a rischio crollo: l’aula dell’ex monastero e la cripta. «Dei due muri di cui è composta l’aula - prosegue Amerini - l’opera di devastazione è compiuta dalle piante di leccio le cui radici la stanno disintegrando. Il Fai e la sua meritoria campagna a favore de I luoghi del cuore, poi l’intervento del professor Guido Tigler e del Cerm se da un lato rappresentano sicuramente un veicolo eccellente di sensibilizzazione a favore dell’auspicato recupero del sito archeologico di Giugnano, d’altro canto potrebbero innescare un crescente flusso turistico sul luogo e in questa delicata fase forse non è ciò che dobbiamo auspicare». Da ingegnere Amerini ritiene che il rischio di collasso, anche parziale, dei manufatti, sia «verosimile, probabile, tanto più dopo gli sciami sismico del 2 giugno 2019, del 4 marzo 2016, del 10 agosto 2011 e altri precedenti, tutti di magnitudo da 2 a 3 e con epicentro proprio quella zona». —
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