Il Tirreno

Grosseto

Nasce una “rete” tra i poderi «Vicinanza e aiuto reciproco come accadeva un tempo»

ivana agostini
Nasce una “rete” tra i poderi «Vicinanza e aiuto reciproco come accadeva un tempo»

Stefania Marconi lancia il gruppo Whatsapp “Abbracciamo il vicinato” Per accorciare le distanze (senza essere invadenti) ai tempi del Covid 

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l’idea

È nato, su Whatsapp, il gruppo Abbracciamo il vicinato. L’idea è di Stefania Marconi, direttrice dell’Hotel Cala Piccola di Monte Argentario. Il gruppo in poche ore ha raccolto 74 membri. «Abito al Guinzone – racconta – e, visto i tempi difficili e la constatazione che ci conosciamo poco tra chi abita nei poderi più o meno vicini, ho pensato di creare un gruppo Whatsapp e, magari sotto Natale, scambiare una parola tra noi di conforto e solidarietà su Zoom. Ho pensato di chiamare il gruppo Abbracciamo il vicinato».

Ma ci sono anche altri obiettivi: «Ho pensato anche alla sicurezza della zona – dice – Se succede qualcosa uno può avvertire i vicini con un messaggio. E come si usava un tempo fa tra le famiglie contadine è, senza essere invadenti, una sorta di sostegno e aiuto reciproco dato che ancora non sono possibili gli incontri».

Una delle parole chiave del gruppo è “solidarietà”. Che significa «Esserci – aggiunge Marconi – e avere la consapevolezza che siamo insieme e siamo vicini. Appoggio, sicurezza, segnalazioni in caso di pericolo, appoggio morale nello stare insieme, conoscendo chi vive molto vicino alla nostra casa. Amicizia» .

L’unica richiesta di Stefania è quella di «non dare adito mai a nessuna polemica, evitando discorsi a orientamento politico e religioso. Solo idee costruttive e positive, verso un bene comune. Ringrazio – aggiunge – tutti coloro che hanno aderito. .

La promotrice ha avuto anche un’altra idea per identificare i componenti del gruppo: «Ho pensato – continua – anche di far fare delle piccole targhette, a mie spese, con un logo riconoscibile con scritto Abbracciamo il vicinato da attaccare, per chi vuole, al cancello o alla cassetta della posta.

La targhetta servirà a indicare, a chi passerà davanti a quell’abitazione, che in quella casa c’è un amico. È un modo anche per creare una rete individuabile di comunicazione e controllo. Chi vuole la targhetta, la potrà ritirare a casa mia o vedremo dove. Vi dirò quando sarà pronta. Verrà donata anche a chi entrerà nuovo nel nostro circuito di solidarietà e amicizia della nostra zona. Questo gruppo non è il mio. È di tutti».

Il gruppo è eterogeneo – c’è chi fa un mestiere e chi un altro – e prova a ricreare un senso di comunità per il momento virtuale ma con la speranza che presto ci possa essere la possibilità di incontrarsi, magari per una merenda, nei poderi, come accadeva un tempo nelle campagne. –



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