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Centri commerciali e parrucchieri chiusi: appello al prefetto

Giovanna Mezzana
Centri commerciali e parrucchieri chiusi: appello al prefetto

Grosseto. Mauro Ciani insiste sul caso dei saloni Jean Louis David: «Devono aprire, sono attività artigiane non commerciali».

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GROSSETO. Al centro commerciale Setteponti di Arezzo il salone per il taglio e l’acconciatura dei capelli è aperto tutti i giorni. Rimaniamo in Toscana e spostiamoci di 150 chilometri: nelle due cittadelle grossetane dello shopping – l’Aurelia Antica e il Maremà – nei giorni festivi e prefestivi di dicembre (che sono tredici), i parrucchieri dei due hair studio devono stare a casa. Chiusi. Come è possibile che vi sia un regime differenziato per l’anti-contagio da coronavirus all’interno della stessa Regione? Ironia della sorte, la provincia di Grosseto ha sempre avuto un numero di contagi inferiore rispetto all’Aretino. Beffa nella beffa per i maremmani, i saloni per capelli di Grosseto hanno lo stesso marchio di quello di Arezzo: Jean Louis David. Eppure così è: anzi, così è frutto di una (evidentemente) diversa interpretazione della norma, quella contenuta nei Dpcm del 3 novembre (ma anche del 3 dicembre) che stabilisce che gli shopping center devono chiudere nei giorni festivi e prefestivi per evitare assembramenti; la norma però prevede anche che, all’interno delle gallerie commerciali, vi siano attività che possono continuare a ricevere clienti. Il nodo da sciogliere è quali effettivamente siano.

Nei giorni scorsi Mariano Cacciapuoti e Moira Rossi, parrucchieri e titolari dei due saloni grossetani a marchio Jean Louis David, uno all’Aurelia Antica e uno al Maremà, hanno raccontato senza mezzi termini le difficoltà a cui stanno andando incontro, accendendo anche i riflettori sulla “discrepanza”. Il loro appello non è rimasto inascoltato. Con alla mano una circolare confederale che argomenta perché – secondo la Confartigianato nazionale – i parrucchieri con salone negli shopping center possono stare aperti, il segretario generale di Confartigianato Grosseto Mauro Ciani è subito sceso in campo al loro fianco: «La norma dice che – aveva sottolineato – devono chiudere gli esercizi commerciali, ma i parrucchieri sono attività artigiane di servizio alla persona». Il Tirreno ha dunque girato la questione alla prefettura di Grosseto che ha risposto che l’ufficio territoriale del governo si attiene ad una Faq relativa al regime in zona rossa (ma il diktat per i centri commerciali vale anche in zona arancione e gialla) che includeva tra coloro che dovevano sospendere l’attività nei prefestivi e nei festivi anche chi offre servizi alla persona.
 

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Ciani ora torna ancora sulla questione e non cambia opinione. «Questa mattina (ieri, per chi legge, ndr) – dice – ho avuto un incontro con l’assessore al commercio Riccardo Ginanneschi, che mi ha confermato la disponibilità dell’Amministrazione comunale ad interloquire con il prefetto su questa questione». Il segretario di Confartigianato approfondisce ulteriormente il tema: «Le attività che offrono servizi alla persona devono essere iscritte all’Albo degli Artigiani ed hanno un disciplinare diverso rispetto agli esercizi commerciali. Il Dpcm del 3 novembre all’articolo 1 lettere ii parla di “attività inerenti ai servizi alla persona”, che sono consentite senza limitazioni; mentre alla lettera “ff” parla di attività commerciali al dettaglio ed è a questa lettera che fa riferimento alle chiusure dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi. La distinzione di fondo, che fa proprio il legislatore, è evidente. Ed anche la Faq della presidenza del consiglio fa riferimento agli esercizi commerciali». «Chiedo dunque alla Prefettura, a cui ho già inviato una richiesta di incontro – sottolinea Ciani – di interpretare il ruolo che le compete con un’attenzione al territorio nell’osservanza della norma: non c’è un espresso divieto; se l’approccio è solo quello del dogma della precauzione si rischia di provocare un grave danno a queste attività artigiane». –
 

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