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«Giuntini presidente? Nomina illegittima e da ritenersi nulla»
I sindaci del centrodestra attaccano Giacomo Termine «Non è il Re Sole». Deciderà il Tar, sentenza il 21 gennaio
GROSSETO
Ogni nuovo capitolo sulla presidenza del Coeso Società della Salute non porta altro che a inasprire lo scontro in seno all’assemblea. La nomina a presidente pro tempore di Marcello Giuntini porta i sindaci maremmani del centrodestra a parlare ancora una volta di «illegittimità» e «atto nullo»: non per la scelta del collega di Massa Marittima, quanto perché a farla è stato Giacomo Termine. «Un presidente decaduto non può certo nominare il successore di se stesso – si legge in una nota congiunta – pensa forse di essere il Re Sole?».
Sono servite appena 24 ore di tempo per scrivere l’ultimo capitolo di questa vicenda ambientata ai piani alti del Coeso, il consorzio tra Comuni per la gestione dei servizi sanitari e alla persona, che vede come protagonisti i sindaci della provincia, contrapposti nei loro schieramenti politici.
Domenica è arrivata la nomina di Giuntini come presidente “a tempo”, annunciata dal dimissionario Termine alcuni giorni prima, dopo che nell’assemblea si era confermato ancora una volta lo stallo che dura ormai da diversi mesi.
Nodo dell’impasse la candidatura del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna come espressione dell’area grossetana, a cui, stando ai patti del 2018, era destinata la presidenza per il biennio 2020-21. Ma Vivarelli Colonna non ha mai trovato in questi mesi la maggioranza in assemblea e lo scontro si è fatto sempre più aspro, fino a portare il sindaco del capoluogo a presentare un ricorso al Tar, che sarà discusso il 21 gennaio.
Termine, dal canto suo, è rimasto inamovibile dalla sua posizione e una volta confermate le dimissioni ha annunciato la nomina di un successore pro tempore.
«L’ennesima triste conferma di una vicenda che da tempo ha evidenziato un clima di approssimata scorrettezza e di palese illegittimità in cui opera il centrosinistra», la definiscono i colleghi del centrodestra, riuniti ieri per fare il punto della situazione. «Termine non può nominare alcun suo successore – scrivono nella nota, ribadendo la loro compattezza attorno al grossetano – Contrariamente a quello che afferma, non è decaduto come presidente il 5 dicembre. Il suo mandato è infatti scaduto ben prima, ovvero 45 giorni dopo l’approvazione del bilancio di esercizio approvato dall’assemblea il giorno 25 agosto».
Quindi, secondo il centrodestra, «qualunque atto da lui sottoscritto diviene automaticamente passibile di illegittimità e quindi da ritenersi nullo, per questo motivo, giustamente, il sindaco di Castel del Piano Michele Bartalini non poteva far altro che porre il diniego all’accettazione della carica stessa».
I toni dello scontro sembrano quindi ben lontani dall’attenuarsi. Da parte sua Marcello Giuntini, così come ha fatto non appena nominato, sfugge qualsiasi polemica e rinnova il suo appello perché venga trovato un punto di incontro. «Fino al 21 gennaio siamo nel capo delle opinioni», dice. «Fino a che non arriverà una sentenza, entrambe le versioni, quelle di Vivarelli Colonna e quelle di Termine, hanno lo stesso valore. Il mio impegno è riunire tutti attorno a un tavolo prima del 21 gennaio per trovare un punto di incontro, altrimenti dovremo aspettare la sentenza».
Ma poi Giuntini fa anche una considerazione: «Se ha ragione il centrodestra significa che siamo senza presidenza a l’organismo è acefalo, ma non è mai arrivata una proposta su come poter comunque portare avanti il consorzio», commenta. «Invece, il percorso intrapreso da Termine ne consente l’operatività». —
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