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Cresima con la mascherina ma con tante emozioni

i. a.
Cresima con la mascherina ma con tante emozioni

Il virus e il maltempo non hanno fermato la celebrazione del sacramento  che 8 giovanissimi hanno ricevuto a Marsiliana in una cornice davvero speciale

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Quando ancora la Toscana era zona rossa da contagio per coronavirus e con un’allerta meteo arancione, il piccolo borgo di Marsiliana ha celebrato sabato la cresima di 8 ragazzi. A impartire il sacramento è stato, come prevede la tradizione, il vescovo della Diocesi di Pitigliano, Sovana e Orbetello, padre Giovanni Roncari, aiutato dal parroco della parrocchia, don Stefano Angeloni. A servire la messa due chierichette speciali, la sorella di uno dei ragazzi cresimandi, Anita Caroti, e la cuginetta di un altro ragazzo, Sofia Vestri. La celebrazione avrebbe dovuto svolgersi a maggio ma che la pandemia si è messa di mezzo.

Il gruppo dei ragazzi che hanno frequentato il catechismo fino a pochi giorni fa era molto più nutrito: in tutto i cresimandi erano 17 seguiti da due catechiste, Leila Taviani e Fabiola Pitardi. Otto di loro, insieme alle loro famiglie, hanno scelto di non aspettare la primavera e di ricevere la cresima nonostante le restrizioni dovute al Covid.

Gli otto ragazzi – Fabio Itri, Nicola Ciccioni, Lorenzo Lettieri, Manuel Mandolini, Alex Toccaceli, Yuri Picconi, Martina Bellagamba e Davide Caroti – non hanno potuto festeggiare con invitati né pranzare al ristorante. Hanno però voluto ugualmente finire una parte del percorso religioso della loro vita iniziato quando erano alle elementari. Le norme anti-contagio hanno imposto regole rigide: un numero contingentato di invitati. Distanze di sicurezza da rispettare e l’inseparabile mascherina tolta solo al momento in cui hanno ricevuto dal vescovo il crisma che ha impartito il sacramento. La chiesa di Marsiliana ha una capienza, al momento, per rispettare le norme di contrasto alla diffusione del virus, di circa 70 persone. Per ogni cresimando sono stati consentiti 7 invitati. Tutti sono stati fatti sedere a distanza. Il coro di Polverosa, che ha animato la messa e che è stato diretto da una delle catechiste, Leila Taviani, è stato fatto accomodare nella parte superiore della chiesa, nella cantoria, perché non fosse a contatto con i fedeli che assistevano alla celebrazione. Ogni panca ha accolto due persone. Le regole però non hanno limitato le emozioni di un momento importante per ragazzi e famiglie: istanti di commozione che vanno oltre il momento difficile che le comunità stanno vivendo. Il tempo è stato clemente: ha consentito di fare le foto e di condividere attimi di vicinanza fra quei ragazzi che ormai da settimane si vedono solo in video-lezione. Ognuno a casa ha festeggiato, poi, con le proprie famiglie. «È stata una celebrazione per dare il senso della rinascita della vita parrocchiale e della speranza – commenta don Stefano – Abbiamo cercato di riappropriarci delle nostre tradizioni cristiane che il virus ha rischiato di minare, riducendo la nostra vita all’isolamento e alla distanza personale». Una cresima diversa e forse, per questo, ancora più speciale. –



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