Il presidio
Gessi nell’ex cava a Pietratonda Venator: «Sicuri e sostenibili»
L’azienda proprietaria del sito difende il progetto di ripristino ambientale e porta ad esempio Montioni
/ Campagnatico
Mancano pochi giorni alla conferenza dei servizi che dovrà decidere le sorti del progetto di ripristino delle ex cave di Pietratonda, nel comune di Campagnatico, presentato dalla proprietà, la srl Accornero di Asti.
L’organo regionale si è riunito già due volte, il 21 gennaio e il 22 giugno, per valutare il piano che prevede la “ricostruzione” della cava dell’Incrociata con un milione di tonnellate dei gessi, lo scarto di lavorazione del biossido di titanio prodotto negli stabilimenti di Venator a Scarlino.
Il giorno fissato per la conferenza è il 9 dicembre e arriva dopo due rinvii delle date di settembre e novembre. E non è escluso che slitti di nuovo, a seguito di ulteriori richieste di chiarimenti da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio sulle osservazioni presentate dal Forum ambientalista di Grosseto.
Intanto è arrivata una nota di Venator, con la quale «come produttore responsabile nei confronti delle comunità locali e del territorio», l’azienda precisa alcuni aspetti sull’uso e sulle caratteristiche dei gessi rossi, in particolare in relazione alle cave di Pietratonda.
«Negli ultimi vent’anni, Venator ha applicato la propria esperienza per il ripristino ambientale e morfologico presso le ex cave di Montioni – spiega l’azienda – tra l’altro all’interno del Parco di Montioni, e durante tutto questo periodo non si sono mai verificate problematiche di salute o nelle acque sotterranee da collegare all’uso del gesso rosso nell’attività di ripristino. Ad oggi, grazie a tecniche innovative volte ad accelerare il processo di naturale reinverdimento, una parte significativa delle ex cave di Montioni è stata ricolonizzata dalla vegetazione spontanea e dalla fauna ed è un esempio di collaborazione tra autorità pubbliche e industria, a beneficio delle comunità locali e del territorio. Venator è un’azienda responsabile, che opera ispirandosi al valore Zero Harm, ossia “zero danni alle persone, al territorio e alle comunità”. Venator auspica di proseguire in un dialogo aperto e trasparente con tutta la comunità e gli enti pubblici coinvolti in Toscana relativamente al progetto di Pietratonda».
Il paragrafo successivo riguarda i rischi legati ai gessi rossi, che, titola Venator, non sono un prodotto pericoloso.
«Il gesso rosso (solfato di calcio) è un derivato del processo di produzione del biossido di titanio ed è classificato dal Catalogo europeo dei rifiuti (Cer) come “non pericoloso”. Nonostante la modifica dell’etichettatura per alcune forme in polvere di biossido di titanio (prevista per ottobre 2021), i test effettuati fino ad oggi hanno dimostrato che il gesso rosso non sarà classificato come rifiuto pericoloso. Come ulteriore rassicurazione, il recupero ambientale con il gesso rosso proveniente dal processo di produzione del biossido di titanio è disciplinato dalla legge secondo specifiche condizioni (art. 298bis del D. Lgs. 152/06; Legge n. 221 del dicembre 2015 e D. M. 02/98) e tale attività è pienamente conforme alle leggi regionali, nazionali e comunitarie».
L’ultima parte della nota tocca uno dei punti più discussi, ovvero le caratteristiche dei due progetti di ripristino delle cave di Pietratonda, presentati a distanza di due anni l’uno dall’altro.
«Il progetto Venator a Pietratonda non ha alcuna relazione con precedenti progetti di terzi previsti per l’area – scrive l’azienda – prevede l’utilizzo di gesso rosso per il ripristino delle condizioni morfologiche esistenti della cava, prima delle attività di scavo minerario. Il ripristino dell’area è richiesto da un’ordinanza del Tribunale e tutti i lavori saranno eseguiti in linea con la legge applicabile e il Codice dell’Ambiente (art. 208 D. Lgs. 152/06). Il gesso rosso è un materiale eccellente che viene utilizzato con successo da diversi anni per il ripristino ambientale. Ad esempio, è stato adoperato con successo nel ripristino ambientale della cava di Montioni ed è utilizzato con sicurezza nell’industria del cemento e in agricoltura. Per offrire ulteriori rassicurazioni anche in merito alla tutela delle acque sotterranee, per il progetto di Pietratonda, sono stati effettuati recenti studi dettagliati sull’area oggetto di ripristino, oltre a “indagini dirette” in campo con l’utilizzo di pozzi e piezometri per garantire la comprensione del quadro idrogeologico dell’area dell’Incrociata. I risultati di questi studi confermano che l’area oggetto di ripristino è privo di una falda sottostante. Queste conclusioni sono in linea con gli studi condotti nel 2005 dall’Università di Siena di cui è disponibile un’ampia documentazione in merito. Una volta terminata l’attività di ripristino, come avvenuto per il parco di Montioni, l’area sarà nuovamente utilizzabile dalla comunità locale mediante la realizzazione di un habitat sostenibile per una flora e una fauna fiorenti», conclude Venator. —
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