Il Tirreno

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Il lutto 

Galileo, Evo e Piero Cinquant’anni dopo una messa per ricordarli

el. g.
Galileo, Evo e Piero Cinquant’anni dopo una messa per ricordarli

Batignano si ferma domani per la celebrazione della triste ricorrenza: avevano 18 e 17 anni Vittime di un terribile incidente  sulla strada dello Sbirro

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BATIGNANO

Il borgo di Batignano ricorda domani la strage dei tre giovani che morirono il 4 dicembre del 1970 – 50 anni fa – lungo la strada provinciale dello Sbirro, in un incidente stradale. Andavano in macchina a ballare a Ribolla.

Si chiamavano Galileo Danubi, Evio Falchi e Piero Lorenzini; i primi due avevano 18 anni, il terzo 17.

La loro morte fu una tragedia collettiva che sconvolse la Maremma. Domani (sabato 5 dicembre) alle 16, dopo 50 anni, il paese si ferma e parenti e amici ricordano i tre giovani con una messa in suffragio che sarà celebrata nella chiesa di Batignano dal parroco del paese, con tutte le restrizioni legate all’epidemia.

Leo, Piero ed Evio viaggiavano a bordo di una Giulia 1300 insieme ad altri due ragazzi che sopravvissero alla strage, uno dei quali (Gualtiero Migliorini, 22 anni) era al volante mentre l’altro (Graziano Corridori, 17 anni come Lorenzini) seduto accanto al guidatore. L’incidente successe alle 21,30 a metà strada della provinciale dello Sbirro, che unisce la Senese da Roselle fino alla vecchia Aurelia; all’altezza della curva del “cavallo dell’acqua”, così chiamata perché i contadini andavano ad attingere acqua per bere in una fontana, sulla sinistra per chi procede verso l’Aurelia.

I tre amici si erano incontrati prima in un caffè di Batignano e avevano deciso di andare a Ribolla per le celebrazioni di Santa Barbara. Lo schianto fu spaventoso.

L’auto era proprietà del fratello di Migliorini, che si era sposato a ottobre e l’aveva acquistata a novembre per il viaggio di nozze. La notizia ebbe un’eco spaventoso, si fermò il campionato. «Nessuno in paese voleva crederci – raccontano oggi alcuni abitanti di Batignano – Quella notte, appena saputo di un incidente, molte famiglie corsero in ospedale, che all’epoca era in via Saffi, per verificare se si trattasse dei loro figli; fu uno choc per tutti e oggi ci è sembrato giusto, a distanza di mezzo secolo, ricordare questi tre ragazzi che hanno interrotto così tragicamente le loro vite». Domani il paese si fermerà di nuovo per ricordare i tre ragazzi. —

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