Il presidio
«Minacce a Di Gioia, Sabatini non poteva fare errori così gravi»
I motivi dell’assoluzione per la lettera del maggio 2016 Una parola senza accento e in un’altra mancava una “h”
Orbetello
Nunzio Sabatini è stato assolto dall’accusa di aver minacciato Giuseppe Di Gioia scrivendo una lettera lasciata nella cassetta dell’abitazione dell’uomo poi condannato a 18 anni per la morte della madre (omicidio preterintenzionale) per tre motivi, che escludono la sua responsabilità in merito a quanto avvenuto il 9 maggio 2016.
Li ha messi nero su bianco il giudice Adolfo Di Zenzo nelle motivazioni adesso depositate della sentenza che ha prosciolto il 67enne. In primo luogo, a casa di Sabatini sono state trovate le brutte copie di tutte le lettere (oltre al normografo con cui erano state riprodotte) ma non quella con la frase riferita a moglie e figlia di Di Gioia, scritta sul retro di quella lettera in cui venivano minacciate di morte. Poi «il consulente tecnico dell’imputato ha ampiamente rappresentato, nella consulenza acquisita in atti, che la mano che ha redatto la prima pagina non ha redatto la frase trascritta nella seconda pagina». Infine «tutte le frasi redatte da Sabatini sono state scritte in italiano corretto, senza plateali errori grammaticali. La frase in contestazione contiene, al contrario, due errori di grammatica gravi: “uccidero” è stato scritto senza accento, ma soprattutto “ai fatto” è stato scritto senza la lettera “h”. Per cui è del tutto inverosimile che una persona di livello culturale medio, così come si è delineata nelle altre missive, possa aver commesso due errori così gravi».
Il giudice conclude per l’assoluzione per non aver commesso il fatto perché «pur essendo manifesto che il comportamento di Sabatini è stato incivile e vigliacco, deve però escludersi che sia emersa una solida prova che la frase gravemente minacciosa sia stata scritta da lui». L’imputato era assistito dall’avvocato Marco Picchi.
L’accusa aveva chiesto una pena di due mesi, Di Gioia costituito parte civile (avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo) aveva sollecitato una condanna anche al risarcimento dei danni patrimoniali, unitamente al riconoscimento di una provvisionale. — p.s.
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