Il Tirreno

Grosseto

Lidia l’ostetrica è in pensione «Ho imparato dalle donne»

giulia sili
Lidia l’ostetrica è in pensione «Ho imparato dalle donne»

Per Casagrande, arrivata in Toscana nel 1987, lunedì è stato l’ultimo giorno di lavoro Prima all’ospedale di Massa Marittima e poi, negli ultimi dieci anni, al consultorio di Follonica 

3 MINUTI DI LETTURA





la storia

giulia sili

L’ultima cartella che ha preso in mano è stata quella di una ragazza di 20 anni, incinta e felicissima di avere un bambino insieme al suo compagno. «Non è questione di età – dice Lidia Casagrande, 62 anni, l’ostetrica che per più di 30 anni si è presa cura delle donne delle Colline Metallifere – ma di istinto, voglia di avere un figlio e, ovviamente, avere le condizioni per averlo». Quella ragazza, giovanissima, è stata l’ultima che Lidia ha incontrato nel suo ambulatorio di Follonica, perché lunedì è stato il suo ultimo giorno di lavoro.

Per lei è iniziata la pensione e i ricordi sono tanti. Era il 1987 quando Lidia arrivò in Toscana dall’Alto Adige insieme ad un gruppo di amici, con i quali condivideva un podere nelle campagne di Massa Marittima. In quello stesso anno iniziò il suo percorso all’ospedale Sant’Andrea e quel lavoro le piacque così tanto che decise di fermarsi a vivere i Maremma. Per 20 anni Lidia è rimasta all’ospedale di Massa, prendendosi cura di tantissime donne e dando vita insieme ai suoi colleghi alla stanza rosa, una stanza dedicata al parto naturale. Gli anni seguenti ha invece lavorato a Follonica al consultorio. Quello della stanza rosa era un ambiente confortevole dove le donne riscoprivano la fiducia in se stesse: «Lì l’assistenza era data dall’ostetrica – dice Lidia – c’era un ambiente molto confortevole, con un letto matrimoniale, i tappeti e la vasca. Non si andava in sala parto se non c’era bisogno. Nella stanza rosa abbiamo fatto molti parti in acqua e lì abbiamo lavorato fino al 2007, quando è stato chiuso il reparto. Lì sono nati 450 bambini con un tasso di cesarei dell’1%. Bassissimo – dice Lidia – Perché dipende tanto da come le donne vengono motivate. È fondamentale che la donna sia accompagnata dall’ostetrica per tutto il travaglio».

Quello di Lidia è un lavoro particolare e bellissimo: «Ho imparato tantissimo – dice – e tutto è venuto dalle donne. Perché l’ostetrica impara dalle donne, loro sanno già cosa devono fare. Io dovevo solo assecondarle. È un lavoro che si fa tra donna e donna, e credo che sia anche un lavoro materno perché l’ostetrica non fa giudizi ma deve sostenere la donna, affinché diventi confidente con il suo bambino. L’ostetrica protegge e incita ed è esattamente questo quello che fanno le mamme». Impossibile dire quante siano le donne seguite da Lidia nell’arco di una vita lavorativa: solo nel 2018 sono state poco meno di 100. Con ognuna di loro, però, ha sempre cercato la via della gentilezza: «Il nostro lavoro – dice Lidia – si fa molto con dialogo e con l’uso delle mani, che sono sempre molto gentili». Tantissimi i parti seguiti in ospedale, una trentina quelli seguiti a casa, parti di donne che hanno voluto affrontare quest’esperienza in un ambiente più intimo. La stessa strada che ha scelto Lidia per le sue due gravidanze: «Ho due figli – racconta – uno di 23 anni e uno di 26 ed entrambi sono nati in casa, grazie alla mia collega Stefania Vannoni che mi ha seguito egregiamente». Proprio Stefania è rimasta al consultorio di Follonica dove adesso, in assenza di Lidia, arriveranno delle ostetriche da Massa Marittima e forse, prossimamente un’interinale. «Spero che le ostetriche aumentino – dice Lidia – perché questo è un lavoro importantissimo. Il parto non è un atto medico, ha a che fare con la biologia della donna e l’ostetrica è la persona più indicata per seguire questo percorso con il dialogo e con l’uso delle mani. Per questo motivo è importante sostenere questo lavoro». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera