Il Tirreno

Grosseto

il processo per truffa 

«Mi dia il bancomat, lo cambio con uno nuovo»

p.s.

Si era presentata come incaricata dalla banca: con la tessera dell’85enne avrebbe poi effettuato 14 prelievi per 6.265 euro

2 MINUTI DI LETTURA





grosseto

«Sono della banca: mi dà la sua tessera bancomat? È disattivata, gliela cambio con una funzionante». Tutto falso: nessuno era stato incaricato e il bancomat funzionava benissimo, tant’è che nei giorni successivi erano stati fatti dei prelievi per oltre seimila euro.

Così ha stabilito il giudice Adolfo Di Zenzo, che ha condannato per truffa una donna originaria di Napoli, Marcella Amarante, 48 anni, finita sotto accusa per il reato di truffa. La pena ritenuta equa è stata di 1 anno, 4 mesi e 500 euro di multa (sospensione e non menzione). Il viceprocuratore onorario Leonardo Brogi aveva sollecitato 1 anno e 500 euro, mentre il difensore Andrea Coscarelli aveva sollecitato l’assoluzione perché la sua assistita non avrebbe commesso il fatto.

Vittima dei fatti contestati dalla Procura (attuati tra la Maremma e la Campania) era stato un grossetano 85enne. L’episodio risale all’ottobre-novembre 2017. Il dibattimento ha permesso una ricostruzione puntuale dei fatti, iniziati quando a casa dell’uomo (nella zona di via Scansanese) si era presentata una donna, che aveva dato il nome di Amarante, appunto, e che aveva spiegato di essere stata inviata da un istituto di credito per procedere alla consegna di una nuova carta di credito, in cambio di quella da lui già detenuta. Quel bancomat, apparentemente, sarebbe stato tagliato davanti ai suoi occhi, così da dimostrare che sarebbe stato reso inutilizzabile. Invece era perfettamente funzionante, perché qualche giorno dopo l’anziano si era accorto che dal suo conto corrente erano state prelevati 6.265 euro, attraverso 14 transazioni effettuate non da lui, osserva il giudice, tra il primo e il 3 novembre, proprio con quella tessera. Grazie all’accesso a un social, l’uomo aveva riconosciuto nella foto di un profilo quello della donna che era presentata a casa sua. La carta di credito consegnata al pensionato invece non funzionava: la polizia postale aveva scoperto che era stata bloccata e che comunque era stata attivata dopo che la cliente aveva consegnato una copia della carta di identità intestata proprio ad Amarante.

Il raggiro, insomma, sarebbe stato perfezionato da ogni punto di vista e il giudice si è convinto delle responsabilità della donna, sia per quanto riguarda il reato di truffa, sia per quanto riguarda la violazione del decreto legislativo 231 in materia di riciclaggio. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web