Il Tirreno

Grosseto

gino ferioli, il portiere 

«Un boato allo stadio quando feci il tunnel»

GABRIELE BALDANZI
«Un boato allo stadio quando feci il tunnel»

Il 7 agosto Grosseto e Napoli si affrontarono in amichevole «Con i piedi me la cavavo bene, mi venne tutto naturale» 

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GROSSETO

Trentasei anni fa, agosto del 1984, Gino Ferioli, oggi alle soglie dei 70 anni, era il leader e il portiere del Grosseto appena retrocesso in Promozione. Durante un’amichevole contro il Napoli di Diego Armando Maradona, in un’azione difensiva, riuscì a liberarsi del pressing del numero 10 argentino addirittura con un tunnel.

Lei, portiere dilettante…

«Ma quale dilettante! Io ero venuto a Grosseto, la città di Anna, con cui vivo da 46 anni, per chiudere la carriera, ma avevo alle spalle una lunga esperienza da professionista in serie B e in serie C. Ero un professionista. Anche bravino. Oggi si direbbe “di scuola Juventus”. E con i piedi me la cavavo bene. Fu normale per me fare quel tunnel. Neanche mi resi conto che era Maradona, davvero. Poteva essere chiunque, Bertoni, Penzo o un primavera. Fu un gesto istintivo, lo facevo spesso anche nelle partite di allenamento».

Cosa ricorda del 7 agosto?

«Il boato della gente al momento in cui la palla tornò tra i miei piedi dopo aver attraversato le gambe di Diego. La tribuna del Comunale esplose».

Tornasse indietro, riproverebbe la giocata?

«Sì, perché non ci ho mai trovato nulla di sbagliato, di umiliante. È vero invece, che da quella sera – molto più che per quanto fatto nei 15 anni precedenti – sono diventato famoso. Oggi ho la consapevolezza definitiva che il mio nome sarà per sempre associato a quello di Maradona e questa storia me la porterò dietro finché vivrò».

Riapriamo l’album dei ricordi. Cosa accadde esattamente alla mezz’ora di Grosseto-Napoli?

«Ghigo Fugalli appoggiò un pallone indietro, un po’ fuori area, verso la linea di fondo. A me è sempre piaciuto uscire e giocare con i piedi. Con la coda dell’occhio vidi un giocatore del Napoli che veniva a contrastarmi; mi venne naturale, dopo aver stoppato il pallone con il petto, provare a dribblarlo con l’esterno del piede. Ne venne fuori un tunnel spettacolare. Quel giocatore era Maradona. Quel tunnel, non volendo - ripeto - fu il mio benvenuto… Un attimo dopo pensai: cosa ho combinato?»

Maradona più volte si avvicinò a lei dicendole qualcosa…

«(Sorride) Cose da non ripetere, meno male che parlava solo spagnolo. Comunque quando mi resi conto che se l’era presa, continuai un po’ a provocarlo, dicendogli che non mi avrebbe segnato e facendogli un paio di inchini».

È una storia entrata negli annuari del calcio.

«Sì, lo so, ma oggi raccontarlo di nuovo è più doloroso, anche perché il campione argentino ci rimase male. “Io nino de oro”, continuava a ripetermi, “tu no tunnel a nino de oro”. Mi hanno detto che l’aneddoto è stato riportato anche nel libro “Te Diegum”, da Gianni Minà».

Con Maradona vi siete mai chiariti?

«Non c’è più stata occasione. Maradona ho continuato a seguirlo in tv, non ci siamo più incrociati». —



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