Report Ecomafie «Mercurio sceso dall’Amiata e finito nel mar Tirreno»
Resi noti i risultati sull’inquinamento del fiume Paglia Il presidente Vignaroli: «La fonte sono le miniere di cinabro»
/ castel del piano
Il mercurio è sceso dal Monte Amiata e attraverso il Tevere potrebbe essere arrivato fino al mar Tirreno.
È la ricostruzione al centro dell’indagine condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali, meglio conosciuta come Commissione Ecomafie, che avrebbe individuato la fonte di questo inquinamento: il fiume Paglia. Corso d’acqua su cui si era concentrata l’attenzione già febbraio scorso, quando i componenti della Commissione fecero un sopralluogo nel Grossetano per fare degli approfondimenti a seguito di un’altra indagine che aveva interessato l’Umbria.
«La contaminazione da mercurio nel fiume Paglia è una questione di importanza nazionale», la definisce il presidente della Commissione Stefano Vignaroli, che a riguardo chiama in causa direttamente il ministero.
La fonte dell’inquinamento, secondo il lavoro d’indagine, sono le miniere esaurite di cinabro, minerale da cui si ricavava il mercurio, e la sua lavorazione che è andata avanti per secoli fino al 1980. Ecco perché l’attenzione si è concentrata sull’Amiata che da sola rappresentava all’epoca l’11 per cento della produzione mondiale di mercurio.
«L’attività mineraria e metallurgica – spiega la relazione della Commissione – potrebbe aver prodotto nel corso dei decenni fino a trentamila tonnellate di emissioni e residui di mercurio». Una concentrazione che dal monte sarebbe scesa a valle fino al mare.
Secondo l’indagine, che ha fatto proprio lo studio dell’Università di Firenze, l’inquinante avrebbe raggiunto il Tevere attraverso il Paglia, che ne è un immissario, e da qui potenzialmente il mar Tirreno.
«Ad oggi – continua la relazione – il mercurio risulta presente nell’ambiente in forma insolubile e di particolato, quindi non nelle acque ma su sedimenti dei fiumi e nel suolo. Attualmente il flusso di mercurio lungo il Paglia è stimato in circa undici chilogrammi per anno».
Le tracce della lavorazione del mercurio non sono una novità assoluta, tant’è che la Regione Toscana negli anni ha portato avanti attività di bonifica ma, su questo tema, il lavoro non è semplice: sia per motivi tecnici, in quanto non esistono vere e proprie tecniche di bonifica per cancellare la presenza di mercurio, sia per motivi giuridici, visto che, come dice la Commissione, «si sconta uno scarso coordinamento tra normativa mineraria e normativa ambientale», prosegue la relazione.
A questo proposito, la Commissione Ecomafie ribadisce la necessità di condurre studi sistematici sulle matrici ambientali, la fauna e la flora per la verificare l’eventuale penetrazione del mercurio sia negli ecosistemi, sia nelle catene alimentari.
Ma Vignaroli chiama in causa direttamente il governo per intervenire sul Paglia. «La Commissione ha invitato a un ruolo attivo il ministero dell’Ambiente e il Sistema nazionale di protezione ambientale – dice – Intendo inoltre proporre alla Commissione di procedere a un esame delle norme sulle attività minerarie in rapporto a quelle in materia di tutela dell’ambiente, con l’obiettivo di individuare le discrepanze e conciliarle più efficacemente».
La relazione fa anche una precisazione: «L’indagine ha preso in considerazione anche la questione della geotermia nell’area dell’Amiata – spiegano i parlamentari – Sulla base delle acquisizioni si deve ritenere che non vi siano prove di un concorso di tali attività all’inquinamento da mercurio del fiume». —
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