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Collare elettrico al cane, proprietario assolto

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Collare elettrico al cane, proprietario assolto

«Il fatto non costituisce reato», all’uomo era stata contestata una detenzione tale da comportare gravi conseguenze

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MANCIANO

Soddisfatto per l’esito del processo, che lo ha visto prosciolto. Ma amareggiato per tutta la vicenda. Così Luigi Iervolino, 59 anni, abitante a Marsiliana, ha accolto la sentenza del giudice Giovanni Puliatti, che ha deciso che il fatto contestato non costituisce reato. Quale reato? Detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, sarebbero stati sottoposti a gravi sofferenze un cane di razza kurzhaar, cui era stato applicato un collare antiabbaio a scariche elettriche, e una quaglia detenuta in una gabbia troppo piccola.

«Tutto questo non doveva nemmeno cominciare», dice Iervolino, assistito dall’avvocato Andrea De Cesaris che aveva sollecitato l’assoluzione, portando tra l’altro nel corso del procedimento la copia del libretto di istruzioni del collare che illustra le peculiarità dello strumento e un modello similare. La viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini aveva concluso per una pronuncia di responsabilità, chiedendo una pena da 1.000 euro, la stessa pena del decreto penale di condanna al quale l’imputato si era opposto. Il giudice si è ritirato per qualche minuto in camera di consiglio per prendere la decisione, poco dopo le 13 è tornato in aula per leggere il dispositivo. Occorrerà attendere tre mesi per il deposito delle motivazioni. Nel frattempo il giudice ha disposto la confisca e la distruzione del collare, la regolarizzazione del cane con il microchip e la liberazione della quaglia. Entrambi gli animali sono ancora vivi e stanno bene, dice Iervolino: il cane Ilary, una femmina, all’epoca dei fatti (aprile 2018) aveva quattro mesi, la quaglia è una di quelle che si trovano normalmente in commercio, era stata affidata al centro di recupero della Lac nel territorio di Gavorrano.

Iervolino aveva dichiarato ai carabinieri forestali avvertiti dalla guardia che il collare gliel’aveva messo nemmeno una settimana prima, perché una vicina di casa si era lamentata per l’abbaiare insistente. «Non sapevo che non si poteva». Il cane era un regalo fatto dal padre di Iervolino al figlio di quest’ultimo. La guardia aveva anche notato la presenza di due quaglie («non possono stare in gabbia»), diventate poi una sola a un successivo sopralluogo. A cosa serve il collare? aveva chiesto il giudice: «Si mette per calmarlo, per non farlo abbaiare. Dà un impulso e l’animale si calma». E il cane come stava? «Era in salute. Appariva triste anche se tenuto bene». —

P.S.



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