Italia
Quando l’isolamento portato dal virus dà la forza di affrancarsi da chi maltratta
Il centro gestito dall’associazione Olympia de Gouges ha seguito 28 utenti nel lockdown. Il bilancio della presidente Sabrina Gaglianone
GROSSETO. Il 25 novembre di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un fenomeno che purtroppo non risparmia la provincia di Grosseto, che in trent’anni ha contato 11 femminicidi.
In prima linea per aiutare le donne vittime di violenza è l’associazione Olympia de Gouges, che in provincia gestisce i centri antiviolenza di Grosseto – che fa capo a Follonica e Castel del Piano – e di Orbetello, a cui fanno riferimento Capalbio e Manciano.
Nel 2019 sono state duecento le donne seguite dal Centro antiviolenza di Grosseto. Ancora non ci sono dati sul 2020, ma di certo c’è che questo è un anno segnato da una situazione inedita per le vittime di violenza domestica, il lockdown, che ha costretto tutti a casa, anche le donne che tra quelle mura convivono con il loro aguzzino. Il Tirreno ne ha parlato con Sabrina Gaglianone, presidente di Olympia de Gouges
«C’è stato periodo di silenzio all’inizio dell’anno – spiega Gaglianone – poi da fine marzo ai primi di maggio abbiamo seguito, ovviamente al telefono, 28 donne, tra i 30 e i 50 anni, con sette i nuovi accessi».
Che impatto ha avuto su queste donne il trovarsi confinate in casa?
«Bisogna distinguere tra le donne che convivono con il maltrattante e quelle che non ci convivono più. Per queste ultime il lockdown è stato un momento di protezione, per quanto ci è stato riferito dalle donne stesse. Stando isolate a casa sono sparite le occasioni in cui il maltrattante poteva farsi vivo. In certi casi lontananza, solitudine, isolamento, tranquillità sono stati determinanti per decidere di chiudere definitivamente la relazione».
Invece per le situazioni di convivenza?
«Ci sono stati riferiti fatti che hanno peggiorato la situazione e altri, strano a dirsi, che l’hanno migliorata. A volte l’uomo, isolato dal gruppo dei pari, da coloro che possono fomentare la violenza, si è un po’ calmato. Un deterrente sono stati anche i vicini: essendo tutti a casa, gli uomini violenti hanno avuto paura di farsi sentire durante i maltrattamenti. Le donne hanno comunque dimostrato di essere resistenti».
Come hanno comunicato con voi?
«L’isolamento ha reso più difficoltoso sentirsi con le operatrici del centro antiviolenza. Approfittavano durante la spesa o chiamavano a orari un po’ più strani».
La situazione attuale?
«I dati di questo nuovo lockdown non ce li abbiamo ancora, ma comunque non ci sono casi nuovi. Una cosa emersa è che il lockdown non è una causa della violenza. La violenza si è manifestata dove c’erano già situazioni critiche».
Nel 2015 98 casi, nel 2019 200. Più violenza o più denunce?
«Difficile a dirsi. Io ho la sensazione che ci sia più consapevolezza di sicuro. Noi puntiamo tanto a fare percepire alle donne che dalla violenza si può uscire. E che non è vero che a essere vittime della violenza sono donne fragili, senza strumenti. Sono vittime di violenza anche donne con un bel carattere, forti, assertive. Il centroantiviolenza le aiuta a tirare fuori quella forza».
Obiettivi per il 2021?
«La violenza sulle donne è un fenomeno molto complesso dal quale si esce con tutta la rete istituzionale: magistratura, Codice rosa, centri antiviolenza, istituzioni. Laddove ci sono buchi in questa rete, si deve intervenire».
Che tipo di “buchi”?
«Possono essere di comunicazione, di conoscenze, di formazione. Talvolta si rileva una difficoltà di cooperare tra soggetti della rete. Questo è importante dirselo e avere la possibilità di ragionarne tutti insieme. Una criticità che noi rileviamo seguendo le nostre donne è quella della difficoltà rispetto alla gestione dei figli, il loro affidamento dei figli nei casi di separazione. È come se la violenza subita dalla donna e l’affidamento dei figli fossero compartimenti stagni. La diversa tempistica tra procedimento civile per affidamento dei figli e procedimento penale per violenza sulla donna crea grossi problemi. E poi c’è la tendenza a dire che l’uomo è violento con la madre ma “in fondo è un buon padre”».
E davvero lo può essere?
«No. Per me non può essere un buon padre». —
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