Il Tirreno

Grosseto

l’inchiesta  

Crac Alitalia, crollano le accuse mosse contro Antonella Mansi

Alfredo Faetti
Crac Alitalia, crollano le accuse mosse contro Antonella Mansi

La Procura di Civitavecchia chiede l’archiviazione per la manager maremmana che aveva avuto il ruolo di consigliera d’amministrazione della compagnia aerea.

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GROSSETO. Sono 16 i manager e gli amministratori per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per il crac di Alitalia. Ma tra questi non ci sarà Antonella Mansi, finita inizialmente tra i ventuno indagati in quanto all’epoca consigliere d’amministrazione della compagnia area tricolore. Per lei, così come per altri quattro indagati, la Procura di Civitavecchia ha chiesto l’archiviazione.

L’accusa mossa inizialmente alla vicepresidente nazionale di Confindustria nonché vicepresidente di Nuova Solmine era quella di aver falsificato documenti per l’approvazione del bilancio 2015 insieme a Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit, ed Enrico Laghi, amministratore di Midco e commissario straordinario di Alitalia. Anche per loro due la Procura ha chiesto l’archiviazione. Al momento la richiesta è stata solo presentata e per questo Mansi non si sbilancia, evitando commenti in attesa che la magistratura prenda decisioni ufficiali. È la stessa prudenza in questa fase dell’avvocato Francesco Marenghi, che insieme al collega Tullio Padovani difende la manager in questa vicenda. «È una richiesta che non ci sorprende – si limita a dire Marenghi – Mansi si è resa sempre disponibile di fronte alla magistratura inquirente ribadendo la sua estraneità ai fatti contestati». Lo ha ripetuto ai magistrati, da quando il suo nome è finito nel registro degli indagati, a inizio 2020.

Secondo l’accusa originale, Mansi insieme ad altri consiglieri avrebbe dichiarato, insieme a Mustier e Laghi, il falso sulla documentazione inviata all’Enac sulla situazione economica patrimoniale della società, occultando «con messi fraudolenti fatti che avrebbe dovuto comunicare». Stando a quanto riportava l’avviso di chiusura delle indagini, i tre avrebbero fornito «indicazione di dati di segno positivo difformi dal vero e consentendo il progressivo aumento dell’esposizione debitoria, cagionavano o comunque concorrevano a cagionare il dissesto della società, anche aggravandolo». Ma gli accertamenti che sono seguiti avrebbero smontato questa ricostruzione. In particolare, in questa fase d’indagine, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su alcune perizie stilate da Laghi, passate poi di mano per competenza ai due ex consiglieri d’amministrazione. Un esame più attento di questi documenti potrebbe quindi aver giocato un ruolo decisivo, tanto da portare la Procura di Civitavecchia, la stessa che li aveva indagati a febbraio, a chiedere ora l’archiviazione dei tre.

La parola ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare che deciderà sia sulle richieste di archiviazione (oltre che per Mansi, Mustier e Laghi anche per Roberto Colaninno, presidente di Piaggio, e Alessandro Cortesi, allora componente del collegio sindacale) sia sull’eventuale processo a carico degli altri sedici indagati. —
 

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