Il Tirreno

Grosseto

il nodo del cassero senese 

Querela archiviata «Guido Del Gizzo non ha diffamato il funzionario»

Francesca Ferri
Querela archiviata «Guido Del Gizzo non ha diffamato il funzionario»

Arturo Bernardini, del Comune, aveva chiamato in causa l’ex gestore provvisorio. Che contrattacca: «Chiedo i danni»

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/ GROSSETO

È nato per far fronte agli attacchi. E in sette secoli di baruffe ne ha viste. Ma chissà se il Cassero senese di Grosseto, fortino difensivo sulle Mura medicee, oggi contenitore culturale di proprietà del Comune di Grosseto, avrebbe mai pensato che anche nel ventunesimo secolo sarebbero scoppiate battaglie ai suoi piedi. Niente catapulte o pentoloni d’olio bollente stavolta. La “piazza d’arme” è il tribunale, l’offensiva è a colpi di carte bollate e l’obiettivo è la gestione di questo bene che il Comune, attraverso l’Istituzione Le Mura, vuole affidare a un soggetto privato.

Ebbene, l’ultimo scontro si è concluso il 3 novembre, quando il giudice per le indagini preliminari, Marco Mezzaluna, ha archiviato il procedimento penale contro Guido Del Gizzo, della società Archetipi srl, ex gestore provvisorio del Cassero, che il 19 ottobre 2019 era stato querelato per diffamazione dal funzionario comunale Arturo Bernardini.

Ultimo scontro sì, ma solo in ordine di tempo. Del Gizzo, infatti, si dice pronto a sua volta a rivolgersi al tribunale per tutelare l’onorabilità propria e della società e per chiedere i danni al Comune.

La vicenda è quella della mancata firma del contratto che avrebbe reso definitiva, per cinque anni, la gestione di Archetipi. Come noto, il 31 maggio 2019 il Comune aveva affidato il Cassero ad Archetipi a seguito di un bando pubblico la cui scadenza era il 10 maggio. Come da procedura, prima dell’aggiudicazione definitiva devono essere verificate le dichiarazioni rese dalla società che ha vinto il bando. Poi si firma il contratto e l’aggiudicazione viene perfezionata.

A ottobre 2019, però, dopo quattro mesi, questo passaggio non è stato ancora fatto. Archetipi se ne lamenta pubblicamente. Il clima di incertezza nel quale in estate ha organizzato alcuni eventi non giova alla programmazione e agli investimenti.

Ne segue, 13 di quel mese, un incontro di Del Gizzo con il cda di Istituzione Le Mura, con Bernardini e una dipendente comunale. Ed è in quell’occasione che Bernardini e la dipendente comunicano che, secondo le loro risultanze, al momento di partecipare al bando Archetipi non sarebbe stata in regola con il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva. L’iscrizione all’Inps, infatti, deve avvenire entro la scadenza del bando stesso, ovvero entro il 10 maggio, altrimenti l’aggiudicazione è nulla.

Ed è qui che Del Gizzo ha una reazione veemente contro Bernardini. L’imprenditore sostiene di essere in regola – e nei mesi successivi lo dirà pubblicamente rendendo nota una lettera dell’Inps che certifica che l’iscrizione all’istituto previdenziale risale all’8 aprile – ma le sue parole e la sua reazione in generale vengono percepite come diffamatore da Bernardini. Che lo querela.

Il Comune conferma la contestazione in una determinazione dirigenziale (la 1028 dell’8 giugno 2020), firmata dal direttore dell’Istituzione Le Mura, Nazario Festeggiato, che manda di nuovo su tutte le furie Del Gizzo. Stavolta lo sfogo avviene sui giornali ed è qui che l’imprenditore annuncia di voler chiedere i danni al Comune. Ma non passa ancora all’azione. Attende di vedere come finirà con il procedimento per diffamazione a suo carico.

Ebbene, a questo punto la partita è chiusa. Il 3 novembre il Gip prende dispone l’archiviazione della querela di Bernardini. Insomma, non ci fu diffamazione.

«Adesso la situazione è completamente ribaltata – dice Del Gizzo –. La diffamazione è stata semmai quella, continuata, da parte del Bernardini e del Festeggiato, oltre ai danni subiti dalla mancata definizione del contratto per motivi pretestuosi».

Del Gizzo contesta anche l’Istituzione Le Mura per quello che definisce un «comportamento scorretto che mi ha costretto, per molti mesi prima della risoluzione consensuale del rapporto, a operare in una situazione di totale incertezza». E ne ha anche per il Comune che, dice, «non ha mantenuto gli impegni assunti al momento della risoluzione consensuale del rapporto, che prevedevano la predisposizione di un nuovo bando in tempi brevissimi e un “accordo-ponte” di gestione per 18 mesi». Nessun commento all’archiviazione, invece, da parte di Bernardini. —



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